Denaro facile
Philip Kerr
Passigli Narrativa
Il libro:
New Mexico, 2003: come tutti gli anni, i ventuno più ricchi uomini d’America, i cui affari si estendono dall’informatica all’energia atomica, dal petrolio agli armamenti, si riuniscono nella villa fortezza di uno di loro per pianificare ed estendere il loro potere sul paese e sul mondo. Quest’anno all’ordine del giorno c’è il progetto di uscire direttamente allo scoperto con un intervento che, attraverso l’elezione a presidente di uno dei ventuno multimiliardari, subordini finalmente la politica alla finanza ed agli interessi di un ristretto numero di cittadini privilegiati.
Ma uno strano piano di sequestro dei ventuno viene messo in atto da Eve Merlini, americana di origine fiorentina responsabile del catering della riunione, e da Paul Clarenco, responsabile dei servizi di sicurezza. Qual è lo scopo di questo sequestro che dura alcuni giorni e durante il quale i miliardari, sotto l’effetto della droga, sono costretti a rivelare tutti i loro piani? Costringere gli Stati Uniti alla cancellazione dei debiti dei paesi del Terzo Mondo, come chiedono i sequestratori, destabilizzare le borse, che infatti a causa di questa operazione impazziscono, o la realizzazione di un profitto enorme attraverso un riscatto o una misteriosa operazione finanziaria?
L'autore:
Philip Kerr, nato nel 1956 a Edimburgo e residente a Londra, è considerato uno dei maggiori scrittori inglesi della nuova generazione. La Passigli Editori ha pubblicato con successo i suoi romanzi, tra i quali la ‘Trilogia berlinese’ (Violette di marzo, Il criminale pallido, Un requiem tedesco), Carne da macello, Nel mirino, Un killer tra i filosofi, Dark matter, Il secondo angelo, L'uno dall'altro, A fuoco lento, Se i morti non risorgono.
Il brano:
«Sono fermamente convinto adesso che gli uomini seduti in questa sala, così come qualche dozzina di altri che non hanno potuto essere qui, rappresentino una nuova oligarchia che lo stesso Platone avrebbe riconosciuto come tale. La nostra ricchezza, l’influenza che esercitiamo, le compagnie che controlliamo, la gente a cui diamo impiego, rendono la mia affermazione incontrovertibile. Non bisogna rivolgersi ai partiti politici per individuare una linea politica. Sono i mercati oramai a fare le politiche. E siamo noi a dominare i mercati.
Sapete, di solito accadeva che quando un gruppo di uomini si rendeva conto di essere in grado di esercitare un certo potere collettivo in virtù del proprio mestiere, si organizzava. Ora, non sto proponendo la creazione di un sindacato di miliardari. Ma quello che sto proponendo è la necessità di organizzarci. Di dover forse diventare un corpo non ufficiale di elettori del tipo di quelli immaginati da Hamilton, Madison e anche da Washington. E non c’è niente di antiamericano in questo…»