La spada di fuoco

spadadifuoco

Pablo Neruda

Opere di Neruda

A cura di Giuseppe Bellini

Anno :2004

Pagine :192

Prezzo :10,00€

ISBN :978-88-368-0855-7



Il libro:
In La spada di fuoco – apparso nel 1970, e dunque nello stesso anno di Le pietre del cielo – Neruda racconta la favola dell’ultimo essere umano sulla terra, la sua seconda nascita attraverso l’amore, e insieme la nuova alba dell’umanità. Se spesso le poesie di Neruda tendono a costituirsi in un tutto poematico, a volte persino oltre le divisioni da raccolta a raccolta, La spada di fuoco è poema vero e proprio, in cui la predestinata vicenda dei due protagonisti, Phodo e Rosía, si compie nonostante l’ira vendicativa della divinità della terra, il vulcano, nemico della razza umana. È ancora una volta l’amore a costituire la realizzazione più piena dell’uomo e della donna, il trionfo della vita – come scrive Giuseppe Bellini - «non più intensa biblicamente come sofferenza e castigo, ma proiettata verso una felicità che si fonda anche sul lavoro, per Neruda parte fondamentale della ‘divinità’ dell’uomo». Una splendida ‘sonata negra’, un affascinante canto amaro e, insieme, amoroso della distruzione e della rinascita dell’uomo.

L'autore:
Opere di Pablo Neruda (1904-1973, Premio Nobel per la Letteratura nel 1971) pubblicate dalla Passigli Editori:
Venti poesie d’amore e una canzone disperata, Cento sonetti d’amore,
I versi del Capitano, Todo el Amor, Ode al vino e altre odi elementari, Ode al libro e altre odi elementari, L’uva e il vento, Elegia, Crepuscolario, Una casa nella sabbia, Le pietre del cielo, Storia di acque, di boschi e di popoli, Stravagario, Fine del mondo, Residenze sulla terra, Memoriale di Isla Negra, oltre alle altre opere postume: 2000 – Il cuore giallo, Giardino d’inverno, La rosa separata, Il mare e le campane, Libro delle domande, Difetti scelti.

Il brano:

«Nella cordigliera necessaria, è certo,
sotto il vulcano dalle sette lingue, là
dove da ogni parte la voce vertiginosa
dell’acqua, figlia nivea, è discesa,
nulla può nascere, se non i giorni nel bosco,
tremanti di freddo e di rugiada…»