“Nulla di ciò che ho scritto esiste”. Boris Pasternak, Amleto e il figlio di Marina Cvetaeva – Pangea, 16 luglio 2022

“Seconda nascita”, in realtà, inaugura la vita sonnambula di Boris Pasternak, quella dell’autodafé, delle nebbie interiori. Pubblicata nell’agosto del 1932, al vaglio della censura sovietica, che per mesi ne impedisce la stampa – “L’immagine insopportabile della persecuzione di Pasternak mi tormenta tutto il giorno… È mostruoso… lo spettacolo di un uomo calpestato”, scrive Sergei Pavlovič Bobrov nell’aprile del ’32 – è la raccolta definitiva di Pasternak, quella che chiude la porta, della clausura.

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