“Temi e variazioni” di Boris Pasternak vince il Premio Marazza 2019

VINCITORE PREMIO MARAZZA 2019

 

Boris Pasternak, Temi e variazioni, traduzione di Paola Ferretti

 

Passigli Editori

 

VERBALE DELLA GIURIA:

 

La Giuria del Premio Marazza 2019, composta da Giovanni Tinivella (presidente della Fondazione Marazza), Antonella Anedda, Franco Buffoni (presidente della Giuria), Giuliano Ladolfi, Fabio Pusterla, Fabio Scotto, ha ricevuto tutti i volumi regolarmente partecipanti al premio entro la terza settimana di febbraio 2019 da parte della Segretaria Barbara Gattone, compiacendosi per l’alto livello qualitativo medio delle opere presentate. Per la sezione

 

TRADUZIONE DI POESIA

dopo una prima fase di letture, l’attenzione dei giurati si è principalmente incentrata sulle seguenti opere:

Anthony Hecht, Le ore dure, traduzione di Moira Egan e Damiano Abeni
Donaldas Kajokas, All’asinello sordo, traduzione di Jurga Po Alessi e Davide Ferrari
Boris Pasternak, Temi e variazioni, traduzione di Paola Ferretti
Anna de Noailles, Poesie d’amore, traduzione di Andrea Breda Minello
Andrej Bauman, Il cielo del tatto, traduzione di Paolo Galvagni
Catullo, Le poesie, traduzione di Alessandro Fo
Schultz, Il dio della solitudine, traduzione di Paola Splendore

Attraverso successive discussioni, riletture e votazioni si è giunti a restringere la rosa a:

 

Boris Pasternak, Temi e variazioni, traduzione di Paola Ferretti
Anna de Noailles, Poesie d’amore, traduzione di Andrea Breda Minello
Anthony Hecht, Le ore dure, traduzione di Moira Egan e Damiano Abeni

Un’ulteriore definitiva discussione e rilettura ha portato la Giuria alla decisione di assegnare il premio a larga maggioranza a

 

Paola Ferretti per la traduzione di Boris Pasternak, Temi e variazioni, ed. Passigli

 

con la seguente motivazione:

 

Chi legge il nome di Pasternak non ricorda sempre che l’autore del Dottor Zivago è – come il suo protagonista – un grande poeta e un innovatore non meno attento alla sua epoca di Maiakowsky. Lo aveva capito prima di ogni altro Marina Cvetaeva che in Il poeta e il tempo legge la sua lirica oltre ogni luogo comune e vede l’audacia di questa poesia apparentemente intimista e concentrata solo sul paesaggio. Cvetaeva comprende il senso di Pasternak per la neve e la pioggia, delle metafore, lo strappo sonoro e la ricchezza delle sue variazioni. E infatti – come ricorda Paola Ferretti nella introduzione – la parola che definisce questa raccolta di testi tra i quali passano solchi di anni, non è l’armonia , ma lo strappo (razryv), il “movimento brusco e dirompente – con la sua idea di qualcosa che si lacera e si divincola” . Figlio di un pittore e di una pianista, pianista lui stesso, Pasternak spezza continuamente le coordinate del tempo e dello spazio attraverso un rovesciamento delle prospettive visive e sonore. Dentro un discorso sintattico impeccabile tutto è vivo e sghembo, le parole si scrollano dalle loro abitudini, l’acquazzone s’intreccia con il gelo dei gomiti, la tundra entra in tensione con il tender e le traversine dei treni. La Giuria ha voluto premiare la traduzione di Paola Ferretti, non solo per la sua accuratezza ma per la scelta di non addomesticare attraverso le scelte della resa in italiano, l’originalità di un’opera poetica ancora tutta da attraversare.

La Giuria desidera anche segnalare l’eccellenza del lavoro compiuto da Andrea Breda Minello e da Moira Egan e Damiano Abeni.