Il banchiere anarchico

banchiereanarchico

Fernando Pessoa

Opere di Pessoa

Traduzione di Ugo Serani

Anno :2001

Pagine :94, 5a ed.

Prezzo :8,50€

ISBN :978-88-368-0613-3



Il libro:
«Era il maggio del 1922 quando, sul primo numero della rivista «Contemporanea» veniva pubblicato il racconto Il banchiere anarchico di Fernando Pessoa. La Rivoluzione russa era ancora un elemento in divenire; nel 1920-21-22 nascevano, rispettivamente in Francia, Italia e Portogallo, i locali partiti comunisti; l’anarchia si tingeva di sindacalismo, ma ancora risuonavano gli echi delle uccisioni del francese Sadi Carnet (1894), dello spagnolo Canovas del Castello (1897) e del re Umberto I (1900) per mano di anarchici i italiani. Per non parlare dell’attentato mortale nel centro di Lisbona al re di Portogallo Carlos I e al principe erede al trono Luís Felipe del 1908, di cui inizialmente vennero accusati non meglio precisate organizzazioni anarchiche. Anarchia, peraltro, è l’appellativo che meglio si adatta a descrivere la caotica e confusa situazione politico-sociale del Portogallo di quegli anni. Ma il termine anarchia, ovviamente, serviva anche allora a individuare e a nominare quella concezione politico-filosofica finalizzata alla costruzione di una società libertaria, priva di vincoli autoritari e ideologici.»
da «Un creatore di anarchie» di Ugo Serani

L'autore:
La Passigli Editori prosegue la pubblicazione delle opere di Fernando Pessoa (1988-1935), il più grande poeta portoghese del Novecento.
Volumi pubblicati dalla Passigli Editori: Novelle poliziesche, Poesie scelte, Le poesie di Alberto Caeiro, Fantasie di interludio. Antologia personale, Messaggio, Il violinista pazzo, Maschere e paradossi, L’ora del diavolo, Lisbona. Quello che il turista deve vedere.

Il brano:

«Avevamo finito di cenare. Davanti a me il mio amico, il banchiere, grande commerciante e monopolista ragguardevole, fumava come chi non ha pensieri. La conversazione, che era andata spegnendosi, giaceva ormai morta tra di noi. Cercai di rianimarla, a caso, servendomi di un’idea che mi passò per la mente. Sorridendo, mi rivolsi a lui:
«Pensi: alcuni giorni fa mi hanno detto che lei un tempo è stato anarchico…».
«Non è che lo sono stato: lo sono stato e lo sono. Non sono cambiato a questo riguardo. Sono anarchico».
«Questa è buona! Lei anarchico. E in che cosa lei è anarchico?… A meno che non voglia attribuire alla parola un senso differente…».
«Dal comune? No, non glielo attribuisco. Uso la parola nel senso comune».
«Allora lei vuol dire che è anarchico esattamente nello stesso modo in cui è anarchica quella gente delle organizzazioni operaie! Che allora tra lei e quella gente delle bombe e dei sindacati non c’è nessuna differenza…».
«Differenza, differenza, c’è… È chiaro che c’è differenza. Ma non è quella che pensa lei. Ritiene forse che le mie teorie sociali siano uguali alle loro?…».
«Ah, ora capisco! Lei in teoria è anarchico, nella pratica…».
«Nella pratica sono tanto anarchico quanto lo sono nella teoria. E quanto alla pratica sono più anarchico, molto di più, di quella gente di cui lei ha parlato. Lo dimostra tutta la mia vita»…