Trentacinque sonetti

trentacinquesonetti

Fernando Pessoa

Opere di Pessoa

A cura di Ugo Serani

Anno :1999

Pagine :96, 3ª ed.

Prezzo :9,90€

ISBN :978-88-368-0502-0



Il libro:
«Nel 1918 usciva a Lisbona una piccola raccolta di poesie inglesi di Fernando Pessoa. Il suo titolo era semplice e al tempo stesso evocativo: 35 Sonnets. Lo scrittore vi aveva raccolto i suoi sonetti shakespeariani, che aveva iniziato a comporre dal 1910.
Perché Fernando Pessoa, per la sua prima pubblicazione autonoma, sceglie come modalità poetica il sonetto elisabettiano? Egli lo elegge a suo mezzo espressivo perché in sé esso racchiude molto di ciò che Pessoa voleva far conoscere delle sua poesia nel momento del suo esordio ‘pubblico’. I giochi di parole, le iperboli, i preziosismi e le subtilezas, suprema espressione del dstengano secentesco, immediatamente riconducono i suoi versi novecenteschi nell’alveo, appunto, di quel ‘disinganno’. La scelta del metro dei poeti ‘metafisici’ elisabettiani permette al portoghese di connotare la sua poesia fin dal primo sonetto, di disancorarla dalla riflessione amorosa o dei sensi, per dirigerla verso l’espressione dell’inconciliabile divergenza tra essere e sembrare, alla volta di quella che potremmo definire la poetica della maschera…»
dalla prefazione di Ugo Serani

L'autore:
La Passigli Editori prosegue la pubblicazione delle opere di Fernando Pessoa (1988-1935) ,il più grande poeta portoghese del Novecento.
Volumi pubblicati dalla Passigli Editori: Novelle poliziesche, Poesie scelte, Le poesie di Alberto Caeiro, Fantasie di interludio. Antologia personale,
Messaggio, Il violinista pazzo,
Maschere e paradossi, L’ora del diavolo, Il banchiere anarchico, Lisbona. Quello che il turista deve vedere.

Il brano:

«Quando penso che la mia più miserevole impronta
Resterà nel Tempo più che tutto il mio essere,
Che occhi futuri più chiaro mi percepiranno
In questa pagina vergata che nell’anima mia;
E quando io immagino di mettermi a rimirare
I miei buoni lettori di un qualche giorno futuro,
Riconoscenti per qualche idea del mio essere
Che non fa neppure rima con la mia anima perduta
Una rabbia per la stessa propria essenza del mondo,
Che questo fa, o sol’anche questo rende pensabile,
Avvinghia l’anima mia per la gola e la rotola
Negli orrori notturni di disperate ipotesi,
E io divento un puro sentimento di furia
Cui mancan parole che, perse, la placherebbero.»