La valigetta dell’accordatore

La ricerca del suono perduto

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Angelo Fabbrini

Biblioteca Passigli

a cura di P. Marincola e con un'intervista di V. Pagni

Anno :2020

Pagine :160

Prezzo :18,00€

ISBN :9788836816743

Angelo Fabbrini si racconta in questo libro intrecciando emozioni e ricordi legati alla sua vita professionale e privata, ripercorrendo oltre sessant’anni di attività nel mondo dei pianoforti. Un continuo peregrinare tra paesi, teatri, salotti e laboratori, lavorando a fianco di grandi artisti e mettendosi sempre alla prova, perché in quel mondo tutto è perfettibile. È un mondo a volte magico, e un filo di magia si coglie quando l’autore confessa che da ragazzo aveva ascoltato un pianoforte il cui suono «evocava cori femminili e sezioni di archi». Fabbrini, come descrive nel capitolo "La ricerca del piano perduto", ha inutilmente rincorso per anni quel pianoforte senza mai venirne in possesso. Nel mondo della musica, e in particolare del grande pianismo internazionale, Angelo Fabbrini è insomma un vero mito. Molti dei più grandi virtuosi del pianoforte suonano solo sui gran coda da lui accordati, e spesso lo vogliono al loro fianco nelle loro tournées in tutti i paesi del mondo.
Il suo rapporto con i grandi artisti, talora di vera e propria amicizia, lo rende così la principale fonte di conoscenza non solo del mondo del grande pianismo internazionale, ma anche di alcuni dei suoi principali protagonisti, da Arturo Benedetti Michelangeli a Maurizio Pollini, da Krystian Zimerman a András Schiff, da Alexis Weissenberg a Martha Argerich. Quanti segreti potrebbe rivelare Angelo Fabbrini, se solo lo volesse! Il lettore dovrà invece scoprirli da solo tra le righe di questo memoir.

 

Angelo Fabbrini (Pesaro, 1934) eredita, assieme al fratello Vittorio, il mestiere di accordatore dal padre Giulio, e negli oltre sessant’anni in cui ha svolto questo mestiere si sono rivolti a lui i più grandi pianisti dell’ultimo secolo. Nel suo laboratorio di Pescara ha ospitato tecnici inviati dalle aziende di tutto il mondo per familiarizzarsi con il suo modo di preparare i pianoforti, e i suoi strumenti hanno più volte attraversato gli oceani, dagli Stati Uniti al Giappone, al seguito degli artisti per cui sono stati appositamente preparati.
Se si considera che Fabbrini si avvale di un numero ristretto di collaboratori e ha acquistato e poi rivenduto oltre 200 gran coda Steinway, e che ne possiede alcune decine che mette a disposizione in tutti i maggiori teatri ai più valenti pianisti, sarà chiaro che la sua storia non è solo quella di uno
straordinario artigiano del suono, ma anche quella di un valente imprenditore e di un testimone davvero eccezionale.