Poesie per lei
che non ti basta mai

Ci sono poesie che non nascono per caso, ma come un respiro che scoppia nel petto, come un bisogno che non sa aspettare. L’amore per lei è questo: urgenza, fame, pelle che reclama pelle. È un legame incondizionato, che non si spezza né si misura, perché non ha confini.

Dentro questo sentimento c’è tutto: passione, complicità, ancora passione. C’è la sicurezza di uno sguardo che ti accoglie e la vertigine di un abbraccio che non ti basta mai. Perché l’amore romantico, quello vero, è condivisione profonda di emozioni e silenzi, di mani intrecciate e di cuori che si riconoscono senza parole.

Rilke, Apollinaire, Salinas, Kavafis, Thomas e tutti i poeti qui citati hanno amato: chi un’unica donna per tutta la vita, chi diverse donne e chi il concetto stesso dell’amore (o forse dell’innamoramento).

Le poesie di Rainer Maria Rilke esprimono un amore profondo e tormentato, ma non identificano una donna specifica come musa fissa. L’amore rilasciato da Rilke è spesso un sentimento universale quasi senza volto e corpo, come nella poesia “Die Liebende” (compresa della raccolta Poesie d’amore).

Guarda come crescono avvinti l’uno all’altra:
nelle loro vene tutto si fa spirito.
Vibrano come assi i loro corpi
nell’estasi che arde tutt’intorno e li trascina.

Guillaume Apollinaire amò Louise de Coligny-Chatillon, alla quale dedicò la raccolta poetica “Poèmes à Lou” composta durante la Prima Guerra Mondiale. I suoi versi celebrano l’amore e l’erotismo ispirati da questa donna.

Pedro Salinas, invece, ebbe una famosa relazione con Katherine Whitmore (musa e amante), mentre era sposato con Margarita, sua moglie. Questa relazione ispirò molti tra i suoi più belli poemi d’amore, pur essendo una storia tormentata.

Dylan Thomas amò profondamente sua moglie Caitlin, a cui scrisse lettere struggenti piene di affetto e desiderio, specialmente durante i suoi frequenti viaggi. 

L’amore è desiderio, ma non solo questo: è legame, è sentirsi, conoscersi, scoprirsi attraverso l’altro. È vedersi davvero, senza maschere, e trovare nello specchio dell’amata la propria verità più intima. 

Amare lei, per molti poeti, significa aprirsi a un continuo nascere, reinventarsi ogni giorno dentro la sua presenza, nella complicità che diventa casa.

Amare è perdersi, e proprio in quel perdersi ritrovare se stessi

Ecco le poesie da dedicare a lei: poi trovarle tutte nella nostra Collana di Poesie.

Rainer Maria RilkePoesie d’amore

Spegni i miei occhi: io ti vedrò lo stesso,
sigilla le mie orecchie: io potrò udirti,
e senza piedi camminare verso te
e senza bocca tornare a invocarti.

Spezza le mie braccia e io ti stringerò
con il mio cuore che si è fatto mano,
arresta i battiti del cuore, sarà il cervello
a pulsare e se lo getti in fiamme
io ti porterò nel flusso del mio sangue.

 

Guillaume Apollinaire – Poesie per Lou

«Mia carissima piccola Lou ti amo»
Mia carissima piccola Lou ti amo
Mia cara stellina palpitante ti amo
Corpo deliziosamente flessuoso ti amo
Vulva che stringe come uno schiaccianoci ti amo
Seno sinistro così rosa e impertinente ti amo
Seno destro così dolcemente rosato ti amo
Capezzolo destro color champagne non snaturato

ti amo

Capezzolo sinistro simile a un bernoccolo sulla fronte
di un vitellino appena nato ti amo
Ninfe ipertrofizzate dai tuoi frequenti palpamenti

vi amo

Natiche squisitamente agili che ben rimbalzano
all’indietro vi amo
Ombelico simile a una luna vuota e scura ti amo
Vello chiaro come una foresta d’inverno ti amo
Ascelle lanuginose come un cigno che sta nascendo vi

amo

Curva delle spalle adorabilmente pura ti amo
Coscia dal profilo estetico quanto una colonna
di tempio antico ti amo
Orecchie profilate come gioiellini messicani

vi amo

Chioma zuppa del sangue degli amori ti amo
Piedi arguti piedi che s’irrigidiscono vi amo
Reni d’amazzone reni possenti vi amo
Vita che mai ha visto un busto vita morbida

ti amo

Schiena meravigliosa e che si è piegata per me

ti amo

Bocca o mia delizia o mio nettare ti amo
Sguardo unico sguardo-stella ti amo
Mani di cui adoro le movenze vi amo
Naso originalmente aristocratico ti amo
Andatura ondeggiante e danzante ti amo

O piccola Lou ti amo ti amo ti amo

 

Pedro SalinasRagioni d’amore

 

A lei, a quella che io amo,
non è a quella che si dà arresa,
a quella che si offre cadendo,
per la fatica, a peso morto,
come acqua per legge di pioggia,
verso il basso, sicura preda
della vaga tomba del suolo.

A lei, a quella che io amo,
è a quella che si offre vincendo,
vincendosi,
che per l’impeto della brama
salta dalla sua libertà,
di brama d’amore, sgorgata,
sorgente, oppure airone in volo,
o già scoccata – la saetta –
sulla sua pena vittoriosa,
verso l’alto, ottenendo il cielo.

 

Paul ÉluardUltime poesie d’amore


Nulla è più chiaro dell’amore
Giacente nella sua illusione
Ritto nella sua verità.

Nascere veggente ogni sera
Contro il sordo sonno cattivo
Sognare senza dubitare di sé.

Vanno lacrime di piombo
Sugli scogli e sulla nostra gioia
Foglie verdi nei boschi.

Sono uno strano animale
Le mie orecchie ti parlano
La mia voce ti ascolta e ti comprende.

Corridoio chiaroscuro
Essere o sognare di essere
Sopravvivere o nascere.

Il primo giorno ti bacio
L’indomani mi dai del tu
E per sempre io credo in te.

Non ho nulla da guadagnare
T’amo troppo per perdere
Non gioco più t’amo.

 

Candelabro
Konstantinos Kavafis – Poesie d’amore

Nella stanza vuota e piccola, solo quattro muri,
ricoperti di verdi tendaggi,
un magnifico candelabro arde e divampa:
brucia in ogni sua fiamma
una lasciva passione, un impeto voluttuoso.

Nella piccola stanza, che risplende illuminata
dal vivido fuoco del candelabro,
quella luce diffusa non è affatto consueta.

Non è per corpi fragili e vili
la voluttà di quell’ardore.

Miguel Hernández – Il lampo che non cessa

Una tendenza ho per il tuo accento,
appetenza per la tua compagnia,
e una dolenza di malinconia
per l’assenza dell’aria del tuo vento.

Necessita pazienza il mio tormento,
urgenza della tua alata bellezza,
calda clemenza la giornata fredda
assistenza la piaga in cui racconto.

Ah, tendenza, dolenza ed appetenza!:
quei baci sostanziali, il mio sostento,
mi mancano e io muoio sopra maggio.

Voglio che torni, fiore, dall’assenza,
a placare le tempie dal pensiero
che sfoga su di me il suo eterno lampo.

 

Notte dell’amore insonne
Federico García Lorca – Sonetti dell’amore oscuro

 

Su per la notte noi con luna piena,
tu ridevi ed io scoppiavo in pianti.

Un dio era il tuo sdegno, erano istanti
i miei lamenti e colombe in catena.

Giù per la notte noi. Vetro di pena,
piangevi tu in profondità distanti.

Il mio dolore ammassi agonizzanti
sopra il tuo cuore fragile di rena.

L’aurora ci ha riuniti sopra il letto,
poste le nostre bocche sul ghiacciato
sangue che all’infinito sparge il getto.

E dal balcone chiuso il sole è entrato
e sul mio cuore, a un sudario costretto,
la vita il suo corallo ha dispiegato.

 

Non Toccare
Boris PasternakAnch’io ho conosciuto l’amore

«Non toccare – vernice fresca».

Ma all’anima non gliene importa,
e la memoria si è macchiata di polpacci e guance,
di mani, di labbra, di sguardi.

Non c’è fortuna o sciagura
che abbia amato più di te,
perché il globo terrestre intristito
con te – torna a essere paradiso.

Tenebra mia, mia amica, ti giuro
che tornerà un giorno ad abbagliare
più di un’allucinazione o un abat-jour,
più di una benda bianca sulla fronte!

 

Pablo Neruda – Con i baci che imparai dalla tua bocca

 

Nel cielo mi avvicino
al raggio rosso della tua chioma.

Sono di terra e grano e all’appressarmi
si prepara il tuo fuoco
dentro di me e accende
le pietre e la farina.

Per questo cresce e sale
il mio cuore facendosi
pane e che la tua bocca lo divori,
e il mio sangue è il vino che ti aspetta.

Tu ed io siamo la terra coi suoi frutti.

Pane, fuoco, sangue e vino
è l’amore terrestre che ci infiamma.

Dylan Thomas18 Poesie
Prima che bussassi e la carne mi lasciasse entrare

 

Prima che bussassi e la carne mi lasciasse entrare,
che con mani liquide picchiettassi sul grembo,
io che ero amorfo come l’acqua
che formava il Giordano vicino alla mia casa
ero fratello della figlia di Mnetha
e sorella del verme procreatore.

Io che ero sordo alla primavera e all’estate,
che non conoscevo per nome sole e luna,
sentii un tonfo sotto la corazza della mia carne,
allora ancora in forma fusa,
le stelle plumbee, il martello piovoso,
brandito da mio padre dalla sua cupola.

Conobbi il messaggio dell’inverno,
i dardi della grandine, la neve puerile,
e il vento era mia sorella e spasimante;
il vento balzò in me, rugiada infernale;
le mie vene fluivano coi climi d’Oriente;
ingenerato, conobbi il giorno e la notte.

Ancora ingenerato, dovetti patire;
il cavalletto dei sogni contorse
le mie ossa gigliate in un cifrario vivente,
e la carne fu tagliata per incrociarsi con le linee
delle croci del patibolo sul fegato
e dei rovi nel cervello strizzato.

La mia gola conobbe la sete prima della struttura
di pelle e vene attorno al pozzo
dove parole e acqua si mescolano
incessanti finché il sangue non marcisce;
il mio cuore conobbe l’amore, il mio ventre la fame;
sentii l’odore della larva nelle mie feci.

E il tempo spedì la mia creatura mortale
alla deriva o ad annegare nei mari
già avvezzi all’avventura salata
di maree che mai toccano le sponde.

Io che ero ricco fui reso più ricco
sorseggiando alla vigna dei giorni.

Io, nato da carne e spirito, non ero
né spirito né uomo, ma spirito mortale.

E fui abbattuto dalla piuma della morte.

Io fui mortale fino all’ultimo
lungo respiro che recò a mio padre
il messaggio del suo cristo morente.

Voi che vi inchinate alla croce e all’altare,
ricordatevi di me e abbiate pietà di Colui
che usò come corazza la mia carne e le mie ossa
e trasse in inganno il grembo di mia madre.

 

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