The Gilded Age:
Julian Fellowes si è ispirato
a Edith Wharton?

Tutti pazzi per la serie The Gilded Age? In effetti, ci troviamo davanti a una serie capace di promettere al pubblico un resoconto autentico della New York di fine Ottocento, mantenendo intatta e pungente l’atmosfera dell’epoca. Ma a chi si è ispirato Julian Fellowes, celebre sceneggiatore, regista, produttore e attore britannico già osannato per aver dato vita a capolavori quali Gosford Park e Downton Abbey, per questa sua nuova fatica televisiva? Noi facciamo un’ipotesi, puntando i riflettori sulla geniale Edith Wharton.

Romanzi storici rosa? No, molto di più

Il successo di una serie non ha a che fare unicamente con i costumi lussuosi, anche se piacciono a tutti. Analizzando forum come Reddit, insieme a innumerevoli blog italiani, emerge un quadro ben diverso, dove The Gilded Age risulta essere superiore proprio grazie a personaggi sfaccettati e incredibilmente realistici. Lontani dai classici archetipi dei romanzi rosa tradizionali, in molti lodano la profondità psicologica della seria grazie alla complessità multidimensionale dei protagonisti, come Bertha Russell, mirabilmente interpretata da Carrie Coon, mostra una personalità profondamente ambiziosa, vulnerabile e manipolatrice, trasformandosi da totale outsider a una vera e propria potenza sociale temuta da tutti; o di Agnes van Rhijn, a cui presta il volto l’eccezionale Christine Baranski, evolve da snob dalle vedute estremamente rigide a una figura mossa da motivazioni profonde, riuscendo a sorprendere gli spettatori a ogni singola battuta.

New York e gli indirizzi dell’Alta Società, direttamente dalle pagine della Wharton

Se l’intenzione è quella di raccontare la New York di fine Ottocento, allora gli indirizzi assumono un’importanza fondamentale per comprendere le dinamiche sociali. E in The Gilded Age, la vicenda prende vita nell’esclusivo e lussuoso incrocio tra la Quinta Avenue e la 61esima Strada, dove la vedova Agnes van Rhijn regna sovrana da decenni sulla mite sorella Ada e sul figlio playboy Oscar, accogliendo in casa (e fuori) esclusivamente persone appartenenti alla vecchia élite. Tuttavia sul lato opposto della strada, assiste alla maestosa costruzione di un palazzo Beaux-Arts, destinato a ospitare il potente magnate delle ferrovie George Russell, la sua ambiziosa moglie Bertha e i loro figli.

L’Era della Wharton e le Regole dei “Quattrocento”

Per ricreare fedelmente il linguaggio dell’Ottocento, caratterizzato da una cortesia apparente atta a celare insulti elegantemente camuffati, gli autori Julian Fellowes e Sonja Warfield hanno attinto a piene mani dall’opera di una mente brillantissima: la scrittrice Edith Wharton, e non a caso.

Come riporta la rivista Backstage, Edith Wharton era una ricca esponente dell’alta società newyorkese, che con i suoi romanzi e racconti ha dato vita  a personaggi complessi e affascinanti. Anche la rivista Time ironizza sul fatto che The Gilded Age segni a tutti gli effetti l’inizio di una radiosa era whartoniana, firmata da Fellowes, in cui si fa luce sulla vita sociale delle famiglie più in vista di Manhattan in una lotta che mette in palio il successo sociale.

E infatti è qui che, entrando nel mondo della scrittrice, veniamo a conoscenza dell’”aristocrazia dei Quattrocento”: ovvero un mondo (una parte di mondo) governato da regole rigidissime e codici comportamentali immensamente complessi.

Questa élite esclusivissima ammetteva nei propri salotti dorati un numero strettamente limitato di individui, corrispondente alla capienza esatta della sala da ballo della signora Astor, massima autorità dell’epoca. L’inclusione sociale si basava su un sistema meticoloso di biglietti da visita lasciati in orari rigorosamente prestabiliti, richiedendo una precisione chirurgica per dimostrare il proprio valore. I codici comportamentali imponevano una comunicazione sottile dove un semplice innalzamento del sopracciglio o un posto a sedere sfavorevole durante una cena equivalevano a una condanna definitiva all’ostracismo sociale.

E non per ultimo, la società esigeva cambi d’abito continui e specifici per ogni singolo momento della giornata, punendo qualsiasi minima deviazione dal decoro con l’esclusione permanente dai circoli più ambiti.

Il Conflitto tra vecchie e nuove fortune: le tematiche che ti faranno amare i libri di Edith Wharton

Le opere della scrittrice e la serie televisiva condividono temi centrali riguardanti l’epoca dorata, pur offrendo sfumature narrative differenti; l’autrice ritrae il conflitto sociale come una vera e propria battaglia culturale, mantenendosi costantemente critica verso le ipocrisie dell’élite.

Old Money e la tradizione decadente – L’antica aristocrazia, incarnata da famiglie come i Mingott nei capolavori letterari, rappresenta una fazione chiusa, ossessionata dal decoro e focalizzata sui matrimoni strategici per preservare le apparenze; questa classe privilegiata appare come un vaso colmo di antiche consuetudini, divenuto ormai simbolo di stagnazione, dove i desideri individuali soccombono sistematicamente di fronte al dovere sociale.

New Money e l’ambizione inarrestabile – I nuovi ricchi usano le immense fortune industriali possedute al fine di scalare le gerarchie cittadine; sebbene risultino distanti dalla raffinatezza ereditata dai loro avversari, la loro vitalità prorompente funge da specchio capace di riflettere le enormi debolezze dell’intero sistema.

La prospettiva femminile – La letteratura whartoniana ci regala ritratti di donne brillanti che lottano strenuamente pur di non piegarsi alle convenzioni, e regalandoci così eroine che vanno oltre la carta stampata per essere ancora oggi un punto di riflessione.

In attesa della prossima stagione di The Gilded Age… Tre brevi racconti di Edith Wharton 

Un modo eccezionale per ingannare piacevolmente l’attesa della nuova stagione consiste nell’immergersi in letture avvincenti e ricche di fascino. In Passigli, custodiamo tre gemme assolute in grado di restituirvi l’autentica magia di The Gilded Age.

Storie di New York

copertina libro Storie di New York- Edith Wharton - Passigli EditoriQuesta magnifica raccolta ci accompagna in un viaggio affascinante attraverso i decenni cruciali dell’Ottocento, rivelando i cambiamenti lenti e inesorabili della metropoli; la trama si snoda esplorando le vite segrete dei membri dell’alta società, mettendo in luce le loro piccole ribellioni intime, i tradimenti silenziosi e gli enormi sacrifici compiuti sull’altare delle convenzioni sociali, regalandoci affreschi vividi di una città in perenne e vibrante trasformazione.

 

Il ritratto e altre storie di New York 

copertina del libro Il ritratto e altre storie di New York - Edith Wharton - Passigli EditoriUn volume prezioso capace di ampliare il nostro sguardo sui salotti della Quinta Avenue, un palcoscenico luccicante dove i sentimenti profondi lottano strenuamente per emergere alla luce del sole; i racconti intrecciano destini di artisti tormentati, nobildonne eleganti e abili arrampicatori sociali, dipingendo ritratti psicologici di straordinaria potenza emotiva, ideali per chi desidera comprendere le vere ambizioni celate dietro i sorrisi di circostanza.

 

Altri tempi

Altri tempi – Edith Wharton |Passigli EditoriIn questo racconto straordinario, Mrs. Lidcote torna a New York dopo anni di esilio a Firenze, fuggita a causa di uno scandalo legato al suo divorzio. Torna per sostenere la figlia Leila, che ha appena divorziato a sua volta, temendo per lei lo stesso ostracismo subito anni prima. Tuttavia, scopre con amarezza che le convenzioni sono cambiate: ciò che per lei è stato una condanna a vita, per la nuova generazione è solo un fastidio passeggero. È una riflessione sublime e sobria sul tempo che passa e sull’ipocrisia dei codici morali.

 

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