Le “Ultime poesie d’amore” di Paul Éluard
tra due guerre mondiali

Paul Éluard è uno di quei poeti che riescono a parlare d’amore anche quando tutto intorno crolla. Nato nel 1895, attraversò due guerre mondiali, aderì al Surrealismo, insieme a Breton e Aragon, per poi distaccarsene e seguire una via più intima. La sua poesia è una ricerca di libertà, di verità e di speranza.

Le “Ultime poesie d’amore”, scritte negli anni della maturità (tra il 1946 e il 1952, poco prima della sua morte), rappresentano il punto d’arrivo del suo percorso umano e poetico. Non c’è più la tensione rivoluzionaria dei primi tempi, né la sperimentazione onirica tipica del Surrealismo. Qui Éluard torna all’essenziale con una parola che si fa limpida, quotidiana, ma di un’intensità che lascia senza fiato.

Dietro queste poesie c’è anche la storia d’amore con Dominique, la donna della serenità dopo la tragedia della guerra. Ma l’amore, per Éluard, non è solo passione privata: è un modo di stare al mondo. È ciò che unisce gli esseri umani, ciò che resiste alla distruzione, ciò che permette di credere ancora nella bellezza e nella vita.

Leggerlo oggi significa entrare in un modo diverso di intendere la poesia d’amore: non come confessione personale, ma come gesto universale. Le sue parole parlano di corpi, di sguardi, di ricordi, ma dietro tutto questo c’è un messaggio più ampio: l’amore come forza che salva.

Nel dopoguerra, mentre l’Europa cercava di ricostruirsi e le filosofie dell’esistenzialismo (come quelle di Sartre e Camus) interrogavano il senso dell’essere umano e della libertà, Éluard rispondeva con la semplicità disarmante dei sentimenti e con la fiducia poetica nella capacità dell’uomo di amare.

Il suo linguaggio è diretto ma non banale, tenero ma mai sdolcinato. Sa usare parole comuni per dire cose straordinarie: “Ti amo per tutte le donne che non ho conosciuto”, scrive, ricordando che ogni amore racchiude tutti i possibili amori.

Chi legge Le ultime poesie d’amore cerca spesso proprio questo: un modo per ritrovare fiducia nei legami, una voce che parli d’amore senza illusioni ma con verità. Éluard ci mostra che la poesia non serve solo a consolare, ma anche a resistere, con la convinzione che, anche quando il mondo si fa ostile, si può ancora scegliere di guardarlo con occhi innamorati. 

Il movimento della sera

Piccolo fuoco occasionale specchio
Piuma strappata e ape
Lontano dal fascio delle strade
Delle famiglie e delle solitudini

Dinanzi ai tuoi occhi piccolo fuoco
Che muove le tue palpebre
E che passa e se ne va
Nella limpida e fresca sera

Verso altri occhi uguali
Sempre più incupiti
Sempre più compiuti
Sempre meno esistenti.

 

Dal fondo dell’abisso

VI

Io parlo dal fondo dell’abisso
Io parlo dal fondo del mio baratro
È sera e le ombre fuggono
La sera mi ha reso saggio e fraterno
Apre ovunque le sue porte lugubri
Non ho paura ed entro dappertutto
Sempre più distintamente vedo la forma umana
Senza volto ancora e tuttavia
In un angolo d’ombra dove il muro è in rovina
Degli occhi sono là chiari quanto i miei
Sono cresciuto ho forse un po’ di potere?

VII

Noi siamo insieme la prima nube
Nell’assurda distesa della felicità crudele
Noi siamo la freschezza futura
La prima notte di riposo
Che si aprirà su un volto e su degli occhi nuovi e puri
Nessuno li potrà ignorare.

 

E il nostro movimento

 

Viviamo dimenticando le nostre metamorfosi
Il giorno è pigro ma la notte è attiva
Una tazza d’aria a mezzogiorno la notte la filtra
  e la consuma
La notte non lascia polvere su noi

Ma questa eco che rotola per tutta la giornata
Questa eco fuori del tempo dell’angoscia o delle carezze
Questo brutale incatenarsi dei mondi insipidi
E dei mondi sensibili ha un duplice sole

Siamo vicino o lontano dalla nostra coscienza
Dove sono i limiti il fine le radici

Il lungo piacere comunque delle metamorfosi nostre
Scheletri che guizzano nei muri imputriditi
Gli appuntamenti dati alle forme insensate
Alla carne astuta ai ciechi veggenti

Gli appuntamenti dati dal volto al profilo
Dalla sofferenza alla salute dalla luce
Alla foresta dalla montagna alla valle
Dalla miniera al fiore dalla perla al sole

Noi siamo corpo a corpo terra a terra
Nasciamo dovunque siamo senza limiti.

 

L’Estasi

Sono davanti a questo paesaggio femminile
Come un bambino davanti al fuoco
Vagamente sorridendo e con le lacrime agli occhi
Davanti a questo paesaggio dove tutto si agita in me
Dove specchi si appannano dove specchi s’accendono
Riflettendo due corpi nudi stagione contro stagione

Ho mille ragioni di perdermi
Su questa terra senza vie e sotto questo cielo senza orizzonte
Belle ragioni che ieri ignoravo
E che mai più scorderò
Belle chiavi degli sguardi chiavi figlie di se stesse
Davanti questo paesaggio dove la natura è mia

Davanti il fuoco il primo fuoco
Maestra la buona ragione
Stella identificata
E sulla terra e sotto il cielo fuori dal mio cuore e nel mio cuore Secondo germoglio prima foglia verde Che il mare copre con le sue ali

E in fondo a tutto il sole che viene da noi Io sono davanti a questo paesaggio femminile Come un ramo nel fuoco.

In virtú dell’amore

Ho liberato la stanza dove dormo, dove sogno,
Liberato la campagna e la città dove passo,
Dove sogno da sveglio, dove il sole si alza,
Dove, nei miei occhi assenti, la luce si addensa.

Mondo a casaccio, senza superficie e senza fondo,
Dalle grazie dimenticate appena riconosciute,
La nascita e la morte mescolano il loro contagio
Nelle pieghe della terra e del cielo confusi.

Non ho separato nulla ma ho raddoppiato il mio cuore.
Amando, ho creato tutto: reale, immaginario.
Ho dato la sua ragione, la sua forma, il suo calore
E il suo ruolo immortale a colei che mi illumina.

 

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