Libro su van Gogh: le ultime due lettere dell’artista in catalogo
Abbiamo pubblicato un libro che ruota attorno all’affascinante figura di Vincent Van Gogh, con le ultime due lettere del pittore.
La prima porta la data del 21 maggio 1890. L’ultima, che invece è senza data, venne trovata su di lui, incompiuta, il 27 luglio di quello stesso anno, dopo che il pittore si era sparato un colpo al petto con una rivoltella comprata qualche tempo prima.
Il libro di (e su) Van Gogh Una distesa infinita. Ultime lettere, a cura dell’autrice e traduttrice Sabrina Mori Carmignani, non è solo una testimonianza biografica sull’ultimo periodo passato nella cittadina francese di Auvers-sur-Oise. È anche un piccolo trattato di estetica applicata che molto dice (e ci dice) dello stesso Van Gogh.
Insomma, è uno strumento prezioso per conoscere, fino alla sua tragica e rivelatrice fine, la singolare e straordinaria storia dell’artista olandese.
Vediamo insieme quali sono i punti chiave di questo volume e perché, soprattutto, risulta utile per conoscere Van Gogh.
L’uomo oltre il mito: come capire davvero Vincent van Gogh?
Come noto, van Gogh scelse di suicidarsi ma, nel farlo, non ebbe fortuna. Sparandosi nei campi, dove era uscito per dipingere, la pallottola che avrebbe dovuto ucciderlo all’istante penetrò più in basso del cuore, lasciandolo agonizzante per due giorni sotto gli occhi vigili del dottor Gachet e del fratello Théo.
Forse anche per questo – per quest’immagine tragica che muove a pietà – esiste l’abitudine di immaginare l’ultimo van Gogh come un uomo travolto dal caos, un artista che dipinge per istinto mentre la vita gli sfugge di mano. Tuttavia le lettere raccolte in Una distesa infinita smentiscono questa narrazione riduttiva.
Ciò che emerge tra le righe è, al contrario, una grande lucidità combinata a una crescente visionarietà.
Questo libro – un libro di van Gogh, perché riporta le sue ultime due lettere, ma anche su van Gogh, perché ci permette di indagare la fine dell’artista – testimonia la straordinaria capacità di un uomo di rimanere ancorato alla propria missione intellettuale mentre il mondo, tutto intorno, inizia a sgretolarsi rovinosamente.
Van Gogh, alla fine della sua tormentata vita terrena, analizzava infatti il paesaggio con l’accuratezza di uno scienziato e la sensibilità di un poeta, cercando il delicato punto di equilibrio – spesso difficile a trovarsi – in cui i colori smettono di essere meri pigmenti e iniziano a comporre un linguaggio intimo e universale.
Oggi, mentre molte delle sue opere sono custodite come icone al Musée d’Orsay di Parigi e al Van Gogh Museum di Amsterdam, queste due lettere ci offrono il “dietro le quinte” del lavoro di uno dei più grandi artisti dell’età contemporanea.
Lettere di Van Gogh: il valore delle epistole a Theo
L’epistolario di Vincent van Gogh costituisce una delle fonti primarie più rilevanti per capire chi era, cosa pensava e cosa intendeva realizzare l’artista olandese.
La raccolta epistolare più nota, conosciuta pubblicamente con il titolo di Lettere a Theo (in olandese, Brieven aan zijn broeder) raccoglie la corrispondenza tra van Gogh e il fratello Theodorus van Gogh, un influente mercante d’arte, dal 1872 e al 1890 (data della morte di van Gogh, appunto). Venne curata per la prima volta dalla moglie di Theodorus, Johanna Bonger, e fu pubblicata nel 1914.
Da quel momento, l’intero corpus delle Lettere a Theo è diventato un insieme di testi imprescindibile per chi, per studio, passione o pressione, vuol tentare di penetrare a fondo nell’animo e nel genio di van Gogh.
Si tratta in tutto di 668 lettere (delle 821 autografe scritte da Vincent Van Gogh e giunte fino a noi.
Sotto il profilo della storia dell’arte moderna, e per quanto riguarda l’importanza di van Gogh per la sua epoca, queste missive hanno costituito e continuano a costituire un apparato critico autografo fondamentale che permette di decodificare l’opera dell’artista.
Inoltre, illuminando tratti non secondari del lavoro dello stesso van Gogh, gettano una luce nuova per capire, e apprezzare, il passaggio dal post-impressionismo al proto-espressionismo.
Qual è il significato delle ultime lettere di Van Gogh?
Le lettere scritte tra maggio e luglio 1890 (l’ultima delle quali non datata, ma ritrovata sul corpo di un van Gogh prossimo alla morte) rappresentano una sorta di testamento teorico dell’artista.
In esse, Van Gogh riflette sul rapporto tra artista e natura (creazione e creatore). Porta a fondo un ragionamento articolato sulla possibilità di farsi ispirare dalla realtà e, attraverso il rinnovamento della tecnica pittorica, esprimere compiutamente uno stato d’animo.
Nelle ultime lettere di Van Gogh si sente, in questo senso, la stanchezza del pittore, così come il suo scoramento di fronte al senso di fallimento della sua vita (non soltanto artistica) e la voglia ininterrotta di dedicarsi al perfezionamento della sua arte.
Proprio quando si riferisce alla sua pittura, e ai suoi colori, le lettere sembrano infatti cambiare tono, farsi più calde e accorate.
E lì, proprio in quel momento, al di là della grigia monotonia del presente e delle preoccupazioni per il futuro – tra cui anche problemi di carattere strettamente economico –, riaffiora di colpo il senso della grandezza dell’artista. Si legge infatti:
Sono completamente preso da questa distesa infinita, vasta come il mare, di campi di grano che coprono le colline, dalla bellezza dei gialli, dei verdi delicati, dal bell’indaco della terra sarchiata e lavorata in un intarsio regolare prodotto dal verde delle piante di patate in fiore; l’insieme pervaso da una luce bella dai toni azzurri, bianchi, rosa e viola. Mi trovo, di fatto, in una disposizione di calma, quasi eccessiva, che è lo stato d’animo adatto per dipingere tutto questo.
Chi era van Gogh? Un’artista da scoprire, con un libro
Artisti come Vincent Van Gogh – ma anche Gauguin, suo contemporaneo – hanno trasformato il colore e la pennellata da strumenti descrittivi a mezzi per esprimere sentimenti, passioni e tormenti interiori, influenzando anche le avanguardie del XX secolo.
Per certi versi, l’eredità di Van Gogh – tecnica, culturale e anche intellettuale – risiede proprio in questa transizione epocale: il passaggio dalla pittura come “specchio del mondo” alla pittura come linguaggio autonomo dell’anima.
Van Gogh seppe usare la direzionalità della pennellata e lo spessore del pigmento per creare materia viva e pulsante; sempre reattiva allo sguardo del fruitore della sua arte. Il suo stile anticonvenzionale – nato per l’appunto dall’osservazione acuta e incantata di paesaggi come quello della “distesa infinita” – ha contribuito a determinare un’evoluzione della sensibilità artistica contemporanea.
E per questo, le lettere raccolte nel libro che pubblichiamo (nella collana Le Occasioni) offrono una prospettiva privilegiata per lettori e lettrici. Sono il racconto in prima persona di chi, pur sentendosi vinto dalla vita, ha avuto il coraggio di trasformare l’effimero del dolore nel meraviglioso dell’eterno, dandoci così la possibilità, tra un giallo di cromo e un indaco profondo, di abitare in modo nuovo una realtà multiforme.