Sinossi
Le odi nell’opera del grande poeta cileno sembrano provenire da una miniera inesauribile. Dopo “Ode al vino”, “Ode al libro”, “Ode al mare”, “Ode alla vita”, “Ode alla notte” e “Ode alla rosa”, ecco così il settimo volume, dedicato questa volta alla figura della donna. All’amore, dunque, ma anche alla bellezza, e non meno a quelle qualità morali che caratterizzano la sua presenza nella società umana: eleganza, ma anche tenacia, concretezza, spirito di sacrificio.
Potrebbe forse sembrare strano che nella vasta produzione di odi del grande poeta cileno non ci sia un’ode alla donna; ma chi conosce l’opera poetica di Pablo Neruda sa bene quanto la figura femminile sia presente e costante come simbolo dell’amore individuale, che sia madre, “mamadre” (così chiamava Neruda la sua matrigna), o amante; ma anche come compagna dell’avventura terrena, e nella voglia di riscatto dei popoli di tutto il mondo.
In questo, la donna di Neruda è donna concreta e non angelicata, è di volta in volta, come vediamo nella presente selezione di odi, la giardiniera, la lavandaia notturna, la bella ignuda…
È insomma figura chiave di un paesaggio poetico che non rinuncia a cantare ogni aspetto della vita umana, ma nel quale l’amore e la solidarietà occupano il posto più alto.
Ode a un valzer sopra le onde
Vecchio valzer, sei vivo
palpitando
dolcemente
non alla maniera
di un
cuore interrato,
ma come l’odore
di una radice profonda,
forse come l’aroma
dell’oblio.








