NOVITÀ

Disponibile dal 4 settembre 2026

Boris Pasternak

L’ultima estate

Racconto

Traduzione di Clara Coïsson

2026, pp 112
ISBN: 9788836821570

10,00 

Sinossi

Tematicamente collegato al romanzo in versi “Spektorskij”, nel quale compare lo stesso protagonista – il giovane poeta Sergej Spektorskij (Serëža) – la narrazione di questo splendido romanzo breve di Boris Pasternak abbraccia più piani temporali: il presente, ambientato in una cittadina degli Urali durante la Prima guerra mondiale, dove Serëža arriva, ospite della sorella; un passato ancora vicino, il 1913, quello dell’ultima estate prima della guerra, che rievoca due donne: Saška, la giovane prostituta frequentata dal protagonista, e soprattutto Anna Arild, una giovane vedova danese costretta dalla povertà a far la governante in una casa di arricchiti, della quale il giovane si innamora. Il terzo piano, infine, è rappresentato, nelle parole di Vittorio Strada, da «un’uscita dal tempo nella sfera dell’arte, col progetto di un’opera cui Serëža è spinto dalla pietà per la sorte delle due donne».

Scritto nel 1929 e pubblicato solo nel 1934, “L’ultima estate” (originariamente apparso con il titolo “Racconto”) è, assieme all’altrettanto celeberrimo “L’infanzia di Ljuvers”, una delle opere narrative più importanti di Pasternak prima della pubblicazione de “Il dottor Živago”, il capolavoro che l’ha consacrato come uno dei maggiori autori del Novecento. 

 

L’Autore

Boris Pasternak, nato a Mosca nel 1890 e morto a Peredelkino nel 1960, è stato uno dei protagonisti della letteratura russa del secolo scorso. Il padre, Leonid, fu pittore tra i più affermati della sua epoca; la madre, Rosa Kaufmann, fu pianista di talento, e il giovane Boris ne subì fortemente l’influenza, tanto che a lungo sognò di diventare compositore e si dedicò al piano e alla teoria della musica. Solo più tardi, con l’università e con i viaggi in Svizzera e in Italia, capì che la sua vocazione era fortemente letteraria, tanto che già nel 1914 pubblicò la sua prima raccolta poetica, “Il gemello sulle nuvole”, avvicinandosi ai poeti futuristi del gruppo «Centrifuga». Seguirono le raccolte “Oltre le barriere” (1917), “Mia sorella, la vita” (1922) e “Temi e variazioni” (1923). Nel frattempo, aveva già pubblicato il racconto “L’infanzia di Ljuvers”, dimostrando già allora il talento narrativo che raccolse in un primo libro di racconti (1925) e nello splendido e autobiografico “Il salvacondotto” (1931). Come poeta, aveva anche tentato la strada del poema epico e narrativo, in opere come “L’anno 1905”, sempre di grande impatto ed espressività, ma forse meno adatte al suo temperamento lirico, che invece riprese il sopravvento nelle raccolte “Seconda nascita” del 1932 e in quelle degli anni della guerra, “Sui treni del mattino” (1943) e “La vastità terrestre” (1945). Il lavoro per il romanzo “Il dottor Živago” si protrasse, in maniera clandestina, per lunghi anni, fino alla sua rocambolesca pubblicazione in prima edizione assoluta, presso Feltrinelli, nel novembre del 1957. L’assegnazione del Premio Nobel, nel 1958, se da un lato confermò il riconoscimento internazionale del valore della sua opera, dall’altro scatenò contro di lui la reazione del regime sovietico che lo obbligò a rinunciare al premio. Sempre del 1958, e sempre presso l’editore Feltrinelli, è la pubblicazione del volume “Autobiografia e nuovi versi”.  

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