A quale Pessoa

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Edith Dzieduszycka

Passigli Poesia

prefazione di S. Raffo

Anno :2020

Pagine :128

Prezzo :15,00€

ISBN :9788836818167

… L’impresa in cui si cimenta Edith Dzieduszycka è davvero impervia: non è certo facile colloquiare con un’anima poetica che è un coacervo di anime distinte e insieme confuse, di sensazioni plurime e singolarissime, in un susseguirsi di improvvisi sussulti, avvistamenti epifanici e sparizioni ancora più inspiegabili. Certo, per un poeta è sempre una profonda gioia – oltre che una sfida – confrontarsi, misurarsi e dialogare con un altro poeta. Edith Dzieduszycka avverte il bisogno di farlo con Fernando Pessoa, a cui si sente affine (chi ha letto i suoi versi delicati e impalpabili può cogliere subito quest’affinità), ma il fatto è che qui non si tratta di un pas de deux, giacché l’interlocutore assente, o il compagno di danza invisibile, ha la stravagante personalità multipla a cui si è già accennato. Edith non parla a un solo individuo, ma a più soggetti (…) Senza mai dimenticare che a tenerli insieme, o meglio a sottintenderli tutti «indifferentemente», resta sempre lui, l’uomo che sdorme, che si esalta al suo «fedele torpore» e si riconosce – per un attimo – «paggio vestito dei brandelli / della gloria che altri ebbero»…

Dalla prefazione di Silvio Raffo

 

Francese di origine, Edith de Hody Dzieduszycka nasce nel 1936 a Strasburgo dove compie studi classici. Lavora per dodici anni al Consiglio d’Europa, dove insieme a colleghi di diverse nazionalità fonda il Club des Arts, con lo scopo di organizzare mostre, incontri e letture di poesie. Nel 1966 ottiene il Secondo Premio per una raccolta di poesie intitolata "Ombres" (Prix des Poètes de l’Est), organizzato dalla Società dei Poeti e Artisti di Francia. Negli stessi anni, mentre disegna, dipinge e realizza collages, alcune sue poesie vengono pubblicate sulla rivista «Art et Poésie» diretta da Henry Meillant. Nel 1968 si trasferisce in Italia, a Firenze e a Milano, dove si diploma all’Accademia Arti Applicate. Dal 1979 risiede a Roma e si dedica nuovamente al collage, poi alla fotografa, incoraggiata in particolare da Mario Giacomelli, André Verdet e Federico Zeri (numerose esposizioni personali in Italia e all’estero e partecipazioni a mostre e concorsi nazionali ed internazionali). Continua intanto a scrivere poesia e prosa, anche direttamente in italiano, e nel 2007, con prefazione di Vittorio Sermonti, appare in questa stessa nostra collana la sua prima raccolta italiana, "Diario di un addio", cui fa seguito, nel 2014, "Cellule" (prefazioni di Stefano Gallo e François Sauteron). Tra le numerose altre sue pubblicazioni, ricordiamo il romanzo "Intrecci" (Genesi, 2016) e "Poesie del tempo che fu" (prefazione di Donato Di Stasi, La Vita Felice, 2018). Molti i video realizzati con sue poesie, in particolare in collaborazione con Diego De Nadai.