Motivi persiani: la poesia russa “scaglia” parole.
Scritto dall’ottobre del 1924 all’autunno dell’anno successivo, Motivi Persiani di Sergej Esenin potrebbe essere definito un «romanzo d’amore per la persiana Šagané», scandagliato in 15 poesie, ambientato in Oriente immaginario.
Non parliamo di una Ellade romantica, intrisa da quella Sehnsucht (struggimento) che tanto piaceva allo spirito romantico tedesco, e nemmeno di una “fuga” che fa da cardine nella vita del poeta dopo la tormentata relazione con Isadora Duncan.
Le poesie d’amore di Esenin, anzi queste poesie d’amore incluse nella raccolta e influenzate da poeti come Firdusì, Omar Khayyam e Saadi, esplorano ed evocano un non luogo. Leggendo, infatti, i versi si avverte l’oscillazione tra evasione, fatta di profumi persiani, giardini, “occhi femminili dietro il čador”, e disincanto.
E più l’oscillazione prende forza, più la parola diventa acuminata per incidere i contorni di un vissuto che è tanto prezioso quanto fugace, impalpabile, platonico.
È estasi che funziona da espiazione. È “l’assenza” che diventa poesia.
“Sciocco cuore, non battere!
Tutti noi siamo ingannati dalla felicità.”
Šagané Nersesovna Tal’jan, da insegnante armena, conosciuta il 16 ottobre 1924, diventa emblema della Persia agognata, così come da persona reale si innalza a musa orientale, con le slitte innevate, risate infantili e le cure per orfani.
Tuttavia se l’amore rimane per sempre centrale, al fondo continuiamo ad avvertire il movimento del pendolo che ondeggia tra la nostalgia della patria, che però esiste solo come fantasia e il cui velo è stracciato dalla violenza coloniale, a una fascinazione romantica per un Oriente non conosciuto, ma, in quanto tale, simbolo di libertà, sensualità e saggezza mistica.
“S’è calmata la mia antica ferita –
l’ebbro delirio non mi rode il cuore.”
Una poesia così non può che stordire perché l’amore, per quanto elevato, è pur sempre abisso.
II
Ho chiesto oggi al cambiavalute
più lieve del vento, più placido delle onde del Van,
come devo dire alla bellissima Lala
la dolce parola «bacio»?
E ancora ho chiesto al cambiavalute,
la timidezza celando nel più profondo del cuore,
come devo dire alla bellissima Lala,
come dirle che essa è «mia»?
E il cambiavalute mi ha risposto succinto:
dell’amore non si dice a parole,
dell’amore si sospira solo in segreto,
mentre gli occhi come rubini ardono.
V
Nel mio cuore risuona la fisarmonica,
sotto la luna ascolto il latrato del cane.
Non vuoi tu forse, o persiana,
vedere il lontano paese blu?
Sono venuto qui non per noia –
tu, invisibile, mi chiamavi.
E le tue braccia di cigno
mi cingevano come due ali.
[…]
Lenisci nel cuore la malinconia della fisarmonica,
fammi bere l’alito dei freschi incantesimi,
perché io per la lontana fanciulla del nord
non sospiri, non pensi, non senta nostalgia.
E benché non sia stato sul Bosforo –
io l’inventerò per te.
È lo stesso – i tuoi occhi come il mare
cullano una luce azzurra.
XI
Essere poeta – vuol dire,
se non violare la verità della vita,
cicatrizzarsi sulla pelle tenera,
col sangue dei sensi blandire le anime.
Essere poeta – vuol dire cantare l’immensità,
perché sia compresa meglio da te.
L’usignolo canta – lui non soffre,
ha sempre la stessa canzone.
Il canarino per la voce altrui –
è un pietoso, ridicolo trastullo.
Al mondo è necessaria la parola della canzone,
cantare a modo proprio, anche come una rana.
XII
Le mani dell’amata – coppia di cigni –
si tuffano nell’oro dei miei capelli,
tutti gli uomini in questo mondo
cantano e ripetono un canto d’amore.
Cantavo anch’io un tempo lontano
e ora canto per la stessa ragione,
e perciò respira così profondamente
la parola intrisa di passione.
Se vuoi amare l’anima fino in fondo
il cuore diventerà una zolla d’oro.
Soltanto la luna di Tehra ̄n
non ravviverà di calore la canzone.
Io non so come vivere la vita:
struggersi nelle carezze della diletta Šaga,
o verso la vecchiaia affliggersi di sgomento
per l’ardimento della passata canzone?
Ognuno ha il proprio portamento:
una cosa piace all’orecchio, un’altra all’occhio.
Se un persiano compone male la canzone,
vuol dire che egli non è di Šira ̄z.
Di me e per queste canzoni
dite così in mezzo alla gente:
il suo canto sarebbe più dolce e stupendo,
ma la coppia di cigni lo ha perduto.
Agosto 1925
XIV
Sciocco cuore, non battere!
Tutti noi siamo ingannati dalla felicità.
Solo il mendico chiede compassione…
Sciocco cuore, non battere.
L’incantesimo giallo della luna
si versa sui castagni nella radura.
Inchinandomi a Lala in šalwa ̄r,
mi celerò sotto il cˇa ̄dor.
Sciocco cuore, non battere.
Tutti noi talora come bambini
ridiamo spesso e piangiamo:
ci sono toccate al mondo
gioie e sventure.
Sciocco cuore, non battere.
Ho visto molti paesi,
ho cercato dovunque la felicità,
soltanto la sorte agognata
non cercherò più.
Sciocco cuore, non battere.
La vita non mi ha del tutto ingannato.
Inebriamoci di una forza nuova.
Cuore, anche se ti addormenti
qui, sulle ginocchia dell’amata.
La vita non mi ha del tutto ingannato.
Forse anche noi segnerà
il destino che fluisce come fiumana,
e all’amore risponderà
con la canzone dell’usignolo.
Sciocco cuore, non battere.
Agosto 1925