Egemonia culturale:
cos’è e cosa ne scrisse Gramsci

Egemonia culturale: una guida per orientarsi nella storia di questo concetto e un libro per approfondirne i significati

Il concetto di egemonia culturale rappresenta, ancora oggi, una delle chiavi di volta per comprendere la natura stessa del potere nelle società moderne. 

In questo approfondimento, analizzeremo il pensiero di Antonio Gramsci attraverso un volume pubblicato nella collana Biblioteca Passigli, Egemonia e democrazia.

Curato dall’intellettuale e politico Gianni Cuperlo, il libro è un’agile guida per capire come la conquista del consenso passi inevitabilmente per l’orientamento della cultura, dell’educazione e del senso comune.

La vita di Gramsci nella storia d’Italia

Antonio Gramsci (Ales, 1891 – Roma, 1937) è stato tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia nel 1921, a Livorno. 

Si è distinto per la capacità di unire l’impegno politico con una ricca attività intellettuale, dando vita già nel 1919 alla rivista «L’Ordine Nuovo», a Torino; insieme ad altre personalità dell’ambiente torinese, più o meno a lui coetanee, come Palmiro Togliatti, Angelo Tasca, Umberto Terracini e Battista Santhià.

Nel 1926, in seguito alla conquista del potere da parte del fascismo e l’inasprimento delle politiche repressive contro le opposizioni antifasciste, Gramsci venne arrestato e imprigionato a Turi, in provincia di Bari.

Lì, nella condizione di dissidente comunista recluso, iniziò a lavorare agli scritti che furono poi raccolti postumi nei “Quaderni del carcere”, che tuttora rappresentano un’inesauribile fucina di idee e di riflessioni sulla storia d’Italia.  

In seguito al peggioramento delle sue condizioni di salute, nel 1934 ottenne la libertà condizionata e la possibilità di essere ricoverato in clinica, dove morì meno di tre anni dopo a soli quarantasei anni

Gramsci lasciò nel complesso circa 33 quaderni scolastici fitti di una scrittura minuta, regolare e quasi priva di cancellature. Dopo essere stati nascosti e custoditi in modo quasi segreto, apparvero in Italia dopo la Liberazione, con la prima pubblicazione avvenuta tra il 1948 e il 1951, edita da Einaudi e curata sotto la stretta supervisione di Palmiro Togliatti.

L’impatto degli scritti di Gramsci fu immediato e dirompente, ma anche fortemente polarizzante; nel contesto della Prima Repubblica e della Guerra fredda. Sia il mondo accademico che le istituzioni faticarono, almeno inizialmente, a digerire un pensatore così eclettico capace di spaziare dalla filosofia alla critica letteraria, dalla sociologia alla linguistica.

Con il tempo, però, l’argine crollò. Storici, filosofi e storici della letteratura (da Franco De Felice a Eugenio Garin) riconobbero il valore e la profondità dei Quaderni, anche in merito al rapporto su egemonia e democrazia

Negli ultimi decenni, poi, Gramsci non soltanto è diventato uno dei pensatori italiani più studiati e discussi della seconda metà del Novecento ma ha avuto, come intellettuale critico e innovatore delle teorie politiche, anche una notevole fortuna internazionale; dentro e fuori dall’accademia. 

L’egemonia culturale secondo Gramsci

L’articolato pensiero di Gramsci ha quindi influenzato a fondo la storia nazionale e internazionale, gli studi universitari e il dibattito pubblico. 

In sintesi, Gramsci si interrogò – come dissidente confinato nel carcere fascista, appunto – sui motivi del fallimento delle rivoluzioni operaie in Occidente e la sua risposta spostò l’asse dalla riflessione marxista.

Gramsci si concentrò non solo sul “dominio” (inteso come coercizione giuridica e militare) ma anche – e soprattutto – sul concetto di “egemonia” come direzione intellettuale e morale. In questo senso, a suo giudizio, nelle società capitalistiche avanzate la classe dominante non governa solo con la forza ma costruisce una fitta rete di avamposti culturali all’interno della società civile.

Le scuole, i giornali, le case editrici, persino le canzoni e le tradizioni popolari possono così diventare i luoghi in cui si plasma la coscienza collettiva. Un potere e una classe dirigente diventano egemoni  quando riescono a far coincidere la propria visione del mondo con la visione dell’intera società.

Scrive Gramsci:

La supremazia di un gruppo sociale si manifesta in due modi: come dominio e come direzione intellettuale e morale. Un gruppo sociale è dominante dei gruppi avversari, che tende a liquidare o sottomettere anche con la forza armata, ed è dirigente dei gruppi affini ed alleati.

E ancora:

Un gruppo sociale può, e anzi deve essere dirigente già prima di conquistare il potere governativo; è questa una delle condizioni principali per la stessa conquista del potere. Dopo, quando esercita il potere ed anche se lo tiene fortemente in pugno, diventa dominante ma deve continuare ad essere anche dirigente.

Per Gramsci, poi, l’obiettivo è un’egemonia che possa costruire (e a sua volta sia costruita da) un “blocco storico” capace di unire forze sociali e politiche diverse attraverso guidate da una concezione trasformativa del mondo.

Per quanto riguarda l’Italia, più nello specifico, il concetto di egemonia venne utilizzato da Gramsci anche nell’analizzare lo sviluppo del post-risorgimentale, in relazione alla formazione e allo sviluppo dello Stato unitario. Secondo Gramsci, in questo senso, in Italia si ebbe una sorta di “rivoluzione passiva”, dal momento che l’azione svolta dalla borghesia liberale non riuscì a coinvolgere le grandi masse di popolo, specie quelle contadine, nella vita politica nazionale e nella nascente democrazia.

Egemonia e democrazia: un libro di e su Gramsci

Il libro Egemonia e democrazia si muove dunque sul crinale sottile tra la teoria gramsciana, nata nell’isolamento del carcere durante la dittatura, e la sua eredità nelle democrazie contemporanee

Antonio Gramsci ha del resto elaborato il concetto di egemonia in vari passi dei suoi “Quaderni del carcere”. Inevitabilmente, dunque, qualsiasi raccolta dei suoi testi ha, e non può non avere, un carattere di antologia.

Un’antologia che, nella sua natura unitaria, contiene appunto una grande intuizione: che il potere non sia assicurato dall’uso della forza, ma dal controllo delle modalità di formazione dell’opinione pubblica e del consenso politico; che Gramsci stesso identifica nel controllo dell’università e della scuola, dei media, e in genere di tutti i processi culturali.

Certo, in quasi cento anni, e tanto più con la transizione dal XX al XXI secolo, questi processi sono profondamente cambiati con l’avvento di nuovi attori e nuovi canali. Eppure l’intuizione di Gramsci conserva tutta la sua validità

Il catalogo Passigli Editori, con questo libro, offre così uno strumento prezioso per decodificare i meccanismi con cui si costruisce l’identità civile di una società nell’età contemporanea e per riflettere su quanto, tuttora, la qualità della democrazia dipenda dalla vivacità del suo confronto culturale.

Come mostra questa selezione dai Quaderni curata da Gianni Cuperlo, insomma, studiare il concetto di egemonia – e tanto più il legame tra egemonia e democrazia – può ancora oggi darci indicazioni utili sulla capacità di una classe, di un gruppo intellettuale, o di una forza politica, di influenzare e dirigere altre classi e altre forze politiche. E quindi, almeno potenzialmente, di acquisire e mantenere il potere in modo solido.

Questioni che, lungi dall’essere reperti del passato senza voce, possono essere uno stimolo intellettuale per il presente. Come scrive il curatore del volume, Cuperlo, nel suo intervento di apertura: 

“La domanda è apparentemente semplice: quel capitalismo della sorveglianza, oggi così pervasivo, è riformabile oppure no? Così come un secolo fa, menti illuminate si sono interrogate sul processo storico in grado di determinare l’egemonia di una classe, l’interrogativo di ora e degli anni che abbiamo davanti riguarda la possibilità o meno di restituire alla democrazia un carattere egemonico, nel senso di preservare l’integrità di libertà e diritti per la prima volta conculcabili non attraverso il conflitto politico, ma attraverso il controllo delle coscienze individuali.”

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Il libro

Copertina di Egemonia e Democrazia di Antonio Gramsci, a cura di Gianni Cuperlo
Biblioteca Passigli

Antonio Gramsci

Egemonia e democrazia

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