Carlo Rosselli: un libro per scoprire, anche nel privato, l’antifascista ucciso nel 1937
Dall’esilio. Lettere alla moglie 1929-1937 rappresenta un’importante testimonianza sulla vita, le idee e gli ideali di Carlo Rosselli, protagonista del Novecento italiano e tra i maggiori leader dell’antifascismo durante il regime liberticida di Mussolini.
Leggere la corrispondenza con la compagna di vita, Marion Catherine Cave, antifascista britannica, madre della poetessa Amelia Rosselli e dello scrittore John Rosselli, è infatti un’occasione unica per scoprire, o riscoprire, un uomo che ha segnato la storia d’Italia, con le sue parole e le sue azioni.
Approfondiamo insieme!
Chi era Carlo Rosselli? Storia di un intellettuale antifascista
Carlo Rosselli nacque nel 1899 a Roma ma visse per lo più a Firenze. Proveniva da una famiglia di intellettuali e politici e, già da giovane, si distinse per il suo attivismo, diventando poi un docente universitario di primo livello, insegnando, ad esempio, all’Università Bocconi di Milano e poi all’Università di Genova.
Con la conquista del potere da parte di Mussolini e la nascita della dittatura, si distinse per il suo fervente impegno nella lotta contro il regime fascista, facendo emergere le sue doti organizzative e le sue risorse intellettuali, e dunque emergendo una figura di spicco nell’opposizione antifascista.
A Firenze, nel 1925 il periodico clandestino Non Mollare e poi, l’anno dopo, insieme al socialista Pietro Nenni, diede vita alla rivista milanese Il Quarto Stato.
Proprio in quegli anni Carlo Rosselli promosse un tipo di socialismo democratico basato sui principi di libertà individuale, uguaglianza sociale e democrazia partecipativa (anche in modo critico rispetto alla dottrina marxista-leninista).
Carlo Rosselli non si limitò a teorizzare, però, ma agì anche attivamente con azioni politiche concrete, e rischiose. Ad esempio, fu tra gli uomini che organizzarono la fuga all’estero, dall’Italia, di Filippo Turati, uno dei padri del socialismo italiano.
Più avanti venne condannato al confino dal Tribunale speciale fascista, fu confinato sull’isola di Lipari e riuscì a fuggire, rocambolescamente, per riparare in Francia.
Lì, a Parigi, fu tra i fondatori – se non proprio il principale ispiratore – del movimento antifascista Giustizia e Libertà (GL), un originale esperimento immediatamente additato, in Italia, come uno dei principali bersaglio dal regime mussoliniano.
L’analisi di Carlo Rosselli sul fenomeno del Fascismo
Rosselli condusse dunque una vita di esilio e clandestinità e, tra molte difficoltà, continuò la sua lotta per la libertà e la giustizia.
Nel 1936 combatté anche nella Guerra civile spagnola, al fianco della Repubblica, partecipando in prima persona a un evento internazionale che, osservato in tutto il mondo, prefigurò lo scontro irriducibile tra fronte fascista e campo antifascista.
Nel frattempo, le sue parole – scritte per criticare il Fascismo – diedero tutta la misura della sua preparazione intellettuale, essendo straordinariamente acute.
Rosselli, in linea con il pensiero di altri antifascisti già vittime del regime come Giacomo Matteotti e Piero Gobetti, denunciò con forza, e severità, la pretesa del Fascismo – che considerava una tragedia storica per l’Italia – di voler assoggettare ulteriormente un paese che aveva già vissuto “un servaggio durato per secoli”.
Gli italiani e le italiane avrebbero dovuto emanciparsi e rivendicare diritti, mentre Mussolini, al contrario, li privava del futuro, li umiliava persino, interrompendo il periglioso percorso che aveva condotto, dopo anni di battaglie, allo sbocco democratico. “Contro ogni apparenza – spiegava Rosselli – il Fascismo è il risultato più passivo della storia d’Italia, un gigantesco ritorno sui secoli passati, un abietto fenomeno di adattamento e di rinunzia”.
In Italia, per Rosselli, non si poneva infatti il problema “dell’autorità e della disciplina”, avendo già il paese “servito tutti i tiranni”.
Esisteva invece il problema della libertà. Di una libertà da conquistare contro ogni tentativo, in ultimo quello fascista, di controllare, assoggettare, e reprimere i cittadini e le cittadine.
Occorreva perciò destarsi, reagire e valorizzare, soprattutto, “la coscienza del valore della libertà”. E con un unico obiettivo, per Rosselli: costruire un futuro diverso, un’Italia differente.
Una raccolta di lettere per tornare alla storia
Rosselli fu ucciso nel 1937 insieme al fratello Nello, altro importante esponente dell’antifascismo, nei pressi di Bagnoles-sur-l’Orne, nel nord della Francia.
I suoi assalitori furono i Cagoulards (gli incappucciati), e cioè uomini appartenenti al CSAR (Comité Secrète d’Action Révolutionnaire): un gruppo semi-terroristico di estrema destra che, per eseguire il delitto politico, probabilmente collaborò con il SIM (Servizio Informazioni Militari), ovvero il servizio segreto fascista italiano.
Come scrisse Giustizia e Liberta, l’omonimo periodico antifascista, soffermandosi in sul lascito morale, politico e culturale di Rosselli: “Sulla via che l’insostituibile ha tracciata, e che noi continueremo, marceranno le generazioni venture”.
Se il brutale assassinio precluse a Rosselli la possibilità di assistere e partecipare ai grandi avvenimenti degli anni successivi – dalla tragedia della guerra al rovinoso crollo del regime, dal sorgere della resistenza alla nascita della repubblica, fino al varo della costituzione antifascista – la sua eredità non andò persa.
Per queste ragioni abbiamo inserito nel nostro catalogo, e precisamente nella collana “Il filo rosso”, il libro Dall’esilio. Lettere alla moglie 1929-1937, a cura di Costanzo Casacci e con prefazione di John Rosselli, il figlio di Carlo e Marion Cave.
Una raccolta di lettere – pubblicata per la prima volta – per calarsi nella storia d’Italia, e nel suo divenire, e per scoprire l’amore di un uomo risoluto per una donna straordinaria, che aveva voluto condividere con lui tutte le drammatiche avversità cui la sua fede politica l’aveva esposto.
Come scrisse Carlo Rosselli da Parigi, il 15 agosto 1929: “La nostra vita è dura e difficile ma superba. Vivremo un giorno in intensità quel che oggi perdiamo in estensione”.