Joseph Conrad, nato Józef Teodor Konrad Korzeniowski, è stato uno dei grandi narratori della letteratura moderna. Le sue opere, dense di introspezione e tematiche profonde, hanno sempre rappresentato una sfida per il mondo del cinema.
Tuttavia, sebbene i suoi romanzi abbiano influenzato più di cento adattamenti cinematografici, in pochi sono riusciti a catturare appieno la complessità e la profondità della sua scrittura. In questo articolo parleremo di Amy Foster, il libro che ha dato vita al film “Lo straniero che venne dal mare”.
Joseph Conrad: dal libro al cinema
Se ci chiedessimo quale sia l’ostacolo più evidente degli adattamenti dei testi di Conrad, forse qualcuno con audacia sottolineerà il fatto che egli raramente riesce a creare un autentico “senso del luogo”, che si tratti di una nave o di un villaggio remoto.
I suoi personaggi vivono situazioni di isolamento o confinamento e descrivono mondi che per i contemporanei (e per le generazioni successive) erano incomprensibili e spesso ridotti a espedienti di feuilleton esotici.
Eppure, quando le idee di Conrad furono confermate dagli eventi del XX secolo, egli venne ammirato per le intuizioni contenute nelle sue storie.
Il secondo è invece il carattere introspettivo della narrazione di Conrad, dove il pensiero prevale sempre sull’azione, diventando una delle sue più significative cifre stilistiche.
Il pleonastico regista Orson Welles, per esempio, tentò di adattare “Cuore di Tenebra”, prima di abbandonare il progetto dichiarando che era quasi impossibile trasporre quel libro in un film.
Le parole di Conrad in immagini: la sfida del cinema
Joseph Conrad, marinaio per eccellenza, dopo 16 anni di illustre carriera, decise di abbandonare il mare per dedicarsi alla scrittura.
Quel periodo vissuto a bordo coincise con il declino della navigazione a vela: il momento in cui le navi a vela persero prestigio e fascino, soppiantate dal progresso tecnologico, spinse Conrad a scegliere la scrittura come nuova via.
Portò nella sua scrittura quelle immagini che avevano plasmato la sua mente durante i giorni trascorsi sul ponte di comando, diventando così, nonostante il suo pessimismo e la sua visione cupa della natura umana, uno dei più grandi scrittori in lingua inglese del XX secolo.
Ma come trasformare quelle parole in immagini?
Prima della morte di Conrad, a partire dal 1919, furono realizzati numerosi film di modesta rilevanza tratti dai romanzi dello scrittore, e altri ne vennero in seguito: tuttavia, come osservò Orson Welles, Conrad rimane uno degli autori meno “cinematografici” nella storia della letteratura.
Amy Foster di Joseph Conrad: dal racconto al film
Amy Foster fu pubblicato per la prima volta sul «London Illustrated News» e incluso nella raccolta Typhoon and Other Tales, nel 1903, insieme ad altri racconti di Joseph Conrad, come “Falk” e “The Secret Sharer”.
Nonostante inizialmente sembri una storia di redenzione, il racconto si rivela presto come una cupa parabola che riflette una visione tragica.
Attraverso poco meno di 100 pagine, seguiamo le avventure di Yanko Goorall, un migrante proveniente dall’Europa orientale, il cui naufragio al largo delle coste del Kent lo porta a incontrare Amy Foster. Amy è l’unica persona che gli dimostra un po’ di compassione in un luogo dove avverte solo la ferocia degli abitanti. Nonostante l’opposizione della comunità locale, i due si sposano e avranno un figlio.
La narrativa di Conrad si concentra sull’esperienza dell’emigrante, mostrando il mondo attraverso gli occhi ingenui e non sofisticati di Yanko. Il protagonista non capisce dove si trova e cosa sta succedendo intorno a lui, ma dai suoi racconti si può captare che la strada è quella per andare in America – la stessa che avrebbe preso Karl Rossman di Kafka solo un decennio e mezzo dopo.
Il naufragio, fisico e metaforico, fa di Yanko un essere vulnerabile e toccante: è solo in una società che non lo accoglie. E anche quando tenta di adattarsi — con una resistenza stoica — viene respinto, disprezzato dagli abitanti, tranne che da pochi, come Swaffer, il dottor Kennedy, e naturalmente Amy Foster. Lei, con il gesto di portandogli pane quando è rinchiuso in una cantina, richiama la generosità mistica di Pip verso Magwitch in Grandi Speranze di Dickens.
Secondo la critica Ellen Burton Harrington, il racconto Amy Foster offre un ironico rifiuto della trama vittoriana del matrimonio felice, evidenziando il potenziale di regressione degli individui civilizzati e mettendo in discussione i ruoli genitoriali e coniugali convenzionali. Amy Foster critica l’idealizzazione della vita familiare, e la sottopone all’influenza degli istinti e della violenza sull’identità, mostrando una visione tetra del futuro.
Lo straniero che venne dal mare (1997): dal libro di Conrad
Il film “Swept from the Sea” (Lo straniero che venne dal mare), diretto da Beeban Kidron nel 1997, presenta una prospettiva diversa rispetto al racconto di Conrad, concentrandosi maggiormente sulla figura di Amy. Questo aggiunge una nuova dimensione alla storia, arricchendo la sua complessità.
Nel film, Amy diventa una figura centrale, e gli spettatori hanno la possibilità di comprendere meglio la sua situazione drammatica. La crudeltà e l’ignoranza della comunità nei confronti di Yanko prendono vita in alcune scene, anticipando il destino tragico del protagonista.
Le differenze tra il racconto e il film sono evidenti anche nei personaggi principali. Mentre il racconto si concentra principalmente sul punto di vista di Yanko, il film offre una prospettiva più equilibrata, dando più spazio a Amy e alla sua relazione con la natura e la comunità circostante. Un altro interessante spunto ci viene dato dalle descrizioni: mentre nel racconto Yanko è descritto come leggero ma perspicace rispetto a Amy, che è dipinta come pesante e lenta, nel film i personaggi sembrano essere in simbiosi, ignorando l’opinione della comunità circostante.
Curioso di leggere questo grande classico? Lo puoi trovare nel nostro catalogo!