Di fronte alla satira grottesca di The Regime, la profezia letteraria del 1935 di Sinclair Lewis, il suo romanzo distopico “Da noi non può succedere”, ci ricorda che la democrazia non muore per un’invasione esterna, ma per un suicidio interno.
Quando nel 2024 abbiamo visto Kate Winslet aggirarsi nei corridoi ammuffiti di un’autocrazia fittizia nella serie The Regime – Il palazzo del potere, in molti abbiamo riso davanti al grottesco spettacolo di un dittatore ipocondriaco e paranoico. Eppure, quasi novant’anni prima, un premio Nobel americano aveva già scritto la sceneggiatura di questo incubo, non come una farsa, ma come avvertimento ferale rivolto a un Occidente troppo sicuro di sé.
Quel libro è Da noi non può succedere (It Can’t Happen Here) di Sinclair Lewis, che riletto oggi, alla luce delle moderne derive autoritarie e accompagnato dalla potente prefazione – della nostra edizione Passigli Editori – di Federico Rampini, si rivela non solo un “prequel” ideale della serie, ma il vero manuale d’istruzioni.
La diagnosi di Lewis: il fascismo come virus interno
Come sottolinea Rampini, la forza scioccante del libro di Lewis risiede nel titolo stesso, una frase rassicurante che gli americani (e gli occidentali in genere) ripetono come un mantra. L’idea che le nostre istituzioni siano troppo solide per crollare è, per Lewis, la prima vera crepa nel muro.
Scritto nel 1935, mentre l’Europa guardava con orrore (…o ammirazione) a Hitler e Mussolini, il romanzo immagina Franklin D. Roosevelt sconfitto non da un invasore straniero, ma da Berzelius “Buzz” Windrip, un “affarista imbroglione ed egomaniaco”. Solo questo basterebbe per convincersi a leggere il romanzo: Lewis, infatti, anticipa quello che i politologi avrebbero ammesso solo decenni dopo, ovvero che il fascismo non arriva necessariamente con i carri armati, ma, come nota Robert Kagan citato nel testo introduttivo, cavalca “il fascino della forza bruta”, sdoganando “il risentimento, il disprezzo e l’odio verso le minoranze”.
Sinclair Lewis “Da noi non può succedere”
Nella trama del romanzo, l’America si prepara alle elezioni presidenziali del 1936. Il senatore democratico Berzelius “Buzz” Windrip sfida il presidente in carica con una campagna basata su promesse economiche irrealizzabili (un reddito garantito per tutti), un nazionalismo feroce e un disprezzo aperto per istituzioni, stampa ed élite intellettuali.
Windrip non è un mostro spaventoso; è un “simpatico” populista, un uomo del popolo che mangia hot dog e parla come l’uomo della strada. Ed è per questo che vince. Una volta al potere, con la scusa di “salvare l’America” dai suoi nemici interni ed esterni, smantella il Congresso, arresta i dissidenti e instaura un regime totalitario supportato da una milizia paramilitare, i “Corpo” (uomini dimenticati dalla società a cui viene data una divisa e il permesso di usare violenza).
A raccontare cosa sta succedendo è Doremus Jessup, un giornalista liberale di provincia che incarna, nel bene e nel male, la classe media colta: scettico eppure lassista, preoccupato ma tuttavia passivo, sul punto di inforcare la penna ma convinto che il buon senso degli americani alla fine prevarrà.
Probabilmente è proprio questo mosaico di personaggi che dà al romanzo la potenza per sganciare “un pugno nello stomaco” abbastanza forte da svegliarci dal torpore, mostrandoci che il male politico non è un’anomalia, ma un prodotto che la cultura democratica stessa può generare quando è indebolita dalla disuguaglianza e dalla paura.
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Dal romanzo alla serie: perché dobbiamo “vedere” l’evoluzione della follia
Se il libro di Lewis è, dunque, la genesi del disastro, la serie The Regime ci mostra il risultato finale. La Cancelliera Elena Vernham potrebbe essere la nipote spirituale di Buzz Windrip. Il parallelismo tra le due opere è inquietante, ma è il libro a fornire la chiave di lettura per la serie:
La paranoia dei “nemici”: nel romanzo, il dittatore deve costantemente inventare nemici per giustificare la repressione (“salvare la nazione”, poco importa da cosa). Nella serie, questa dinamica diventa patologica: la Cancelliera vede minacce nell’aria stessa che respira (le spore, l’umidità), metafora perfetta di un potere che, non avendo più legittimità democratica, deve inventarsi un assedio perenne.
L’uso del “bruto”: la prefazione cita l’attrazione fatale per il machismo. In The Regime, questo si incarna nel caporale Herbert Zubak, un uomo violento che diventa l’ombra della Cancelliera. Lewis aveva già descritto questa dinamica: l’élite raffinata o il leader carismatico che si appoggiano alla brutalità di strada per fare il lavoro sporco, credendo di poterla controllare, finendo invece per esserne dominati.
Perché leggere oggi “Da noi non può succedere”
…Perché la figura di Windrip è scioccante per la sua modernità.
Lewis aveva capito che il fascismo americano non avrebbe mai indossato una svastica, sarebbe arrivato avvolto nella bandiera a stelle e strisce, parlando di Dio e di patriottismo. La forza di Windrip non sta nella coerenza (anche perché le sue dichiarazioni si contraddicono continuamente), ma nella capacità di canalizzare la rabbia.
Tuttavia c’è un altro punto che colpisce e non è la crudeltà del regime, ma l’inettitudine di chi avrebbe dovuto fermarlo. Doremus Jessup passa metà del libro a dire: “È solo una fase”, “Non può succedere davvero qui”. Da qui si nota la posizione critica dell’autore contro gli intellettuali che si credono superiori e intoccabili, ma poi rimangono immobili a guardare, mostrando come la loro arroganza e la loro indecisione siano il tappeto rosso su cui cammina la dittatura.
A differenza di The Regime (la serie TV), dove il male è concentrato in un palazzo grottesco, per Lewis il male è il tuo vicino di casa. I membri delle squadre punitive non sono alieni o soldati d’élite: sono il benzinaio fallito, il bullo della scuola, il contadino indebitato.
Perché ridere del dittatore non ci salverà (ma leggere Sinclair Lewis forse sì)
The Regime e Da noi non può succedere sono due modi diversi di raccontare la fine della libertà. Nel primo, ci si può sedere sul divano, guardare un dittatore ridicolo fare cose assurde e, forse, pensare: “è solo una commedia”. Nel secondo, a ogni pagina si sente un brivido freddo lungo la schiena e probabilmente si pensa: “potrebbe succedere proprio adesso”.
Questa è la differenza fondamentale tra la serie TV The Regime e il libro Da noi non può succedere; ed è il motivo per cui vi raccomandiamo assolutamente di leggere questo romanzo.
In The Regime, il messaggio è “Tutto cambia perché nulla cambi”: i potenti cadono sempre in piedi, il popolo soffre, e la politica è solo un gioco di interessi dove vince il più furbo.
Il romanzo di Sinclair Lewis, invece, non vuole farvi ridere. Vuole svegliarvi. Qui Buzz non è una macchietta stravagante. È il nostro vicino di casa simpatico, ed è proprio per questo che il messaggio è diverso, è urgente: la democrazia non è un gioco.
Se la lascia cadere nelle mani sbagliate, non “si aggiusta da sola”. Si rompe. E per aggiustarla serviranno sangue e sacrificio.
