Sinossi
Ricordava Pablo Neruda che la sua prima idea del Canto generale – il grandioso poema scritto a più riprese, in particolare dal febbraio 1948 al gennaio 1949, e pubblicato nel 1950 – era stata di un canto dedicato alla sua patria, «un canto generale del Cile, a modo di cronaca».
Fu proprio un suo viaggio a Cuzco – la mitica città la cui storia, per l’epoca precolombiana, coincideva con quella del Perù incarico – e la salita al Macchu Picchu che allargarono enormemente la sua prospettiva, cominciando a far germogliare in lui «l’idea di un canto generale americano», una grande epopea in cui si sarebbe potuta scorgere «l’America intera dalle alture di Macchu Picchu», le lotte dei suoi antichi abitanti che si legavano ora indissolubilmente alle loro lotte attuali.
Ecco dunque perché – come scrive Giuseppe Bellini – fra i capitoli del Canto generale, quello dedicato alle Alture di Macchu Picchu è non solo il più celebrato, ma anche il più suggestivo e profondo, in quanto rappresenta il nucleo centrale, germinatore, attorno cui si è coagulata la grande poesia di una delle opere fondamentali del Novecento.
«Io adoro i mercati. La prima cosa che feci a Shanghai fu andare al mercato. Lo stesso feci alla Martinica, a Colombo e a Batavia. I mercati tropicali ci conquistano dall’esterno, come le farfalle e i poeti del tropico.
Tutto ha un colore violento e un aroma conturbante.
Ma i nostri mercati, le nostre fiere, sprovviste dello splendore equatoriale, hanno solidi e saporiti tesori, gloriosi frutti di terra e di mare australi…»







