Disponibile dal 13 novembre 2026
Federico García Lorca
Divano del Tamarit
A cura di Arianna Fiore
Testo spagnolo a fronte
13,00 €
Sinossi
Opera di lunga e complessa gestazione, il “Diván del Tamarit” uscì soltanto postumo, nel 1940, e resta tra le opere meno frequentate del grande poeta spagnolo. Eppure è certamente tra i suoi capolavori ed è un’opera cardinale per penetrare il mondo poetico di García Lorca. Se infatti nel “Romancero gitano” il poeta si confrontava con il folklore gitano-andaluso, nel “Divano” il primo motivo di ispirazione è la tradizione araba e persiana, anch’essa così presente in Andalusia e che proprio negli anni in cui questa raccolta si formava aveva dato origine a un’antologia di prima importanza per i poeti della Generazione del ’27: i “Poemas arabigoandaluces”, a cura di Emilio García Gómez. Proprio García Gómez si era assunto il compito di redigere una nota critica da pubblicare all’interno della nuova raccolta del poeta granadino – nota critica che compare anche in questa nostra edizione – nella quale ricostruiva brevemente la genesi del libro e chiariva come le poesie che lo compongono, pur richiamandosi correttamente alla tradizione arabico-andalusa, non siano «falsificazioni o calchi, ma autenticamente lorchiane». Ritroviamo infatti nel “Divano” i temi più caratterizzanti della sua poesia, a cominciare da quello dell’«amore oscuro», così centrale nella sua produzione degli ultimi anni. Come scrive Arianna Fiore nella sua prefazione, «al di là dell’omaggio alle radici arabe dell’Andalusia e dell’atto d’amore per Granada, quel che davvero conta è che con il “Diván del Tamarit” siamo di fronte a liriche perfette, per forma e contenuto, capaci di rompere tutti i possibili schemi prestabiliti dalle varie tradizioni poetiche; Lorca si adegua solo a sé stesso e alle sue più mature necessità espressive».
… Tu vientre es una lucha de raíces
y tus labios son un alba sin contorno,
bajo las rosas tibias de la cama
los muertos gimen esperando turno.
… Il tuo ventre è una lotta di radici
e le tue labbra un’alba senza contorni,
sotto le rose tiepide del letto
i morti gemono aspettando il turno.








