NOVITÀ

Disponibile dal 2 ottobre 2026

Boris Pasternak

L’infanzia di Ljuvers

Traduzione di Clara Coïsson

2026, pp 136
ISBN: 9788836824762

12,50 

Sinossi

“L’infanzia di Ljuvers” è considerato, per stile e profondità psicologica, una sorta di preludio narrativo a “Il dottor Živago”, l’opera che ha consacrato Boris Pasternak – poeta già tra i più rappresentativi della sua epoca – anche come uno dei maggiori narratori russi del Novecento. In questo lungo racconto, ambientato nella Russia prerivoluzionaria, l’autore tratteggia la crescita della piccola Ženja, dai suoi primi ricordi d’infanzia a Perm’, fatti di suoni, sensazioni e dettagli, alle soglie della giovinezza a Ekaterinburg, dove la famiglia si trasferisce e dove la ragazza conosce i primi traumi e dolori, prendendo gradualmente coscienza del mondo attorno a lei e della propria femminilità.

Apparso per la prima volta nel 1922 e accolto con grande entusiasmo dai contemporanei, “L’infanzia di Ljuvers” è un breve romanzo di formazione che illustra il passaggio all’età adulta e la perdita dell’innocenza, ed è stato giustamente definito da Vittorio Strada «il maggiore, e il più perfetto, dei racconti di Boris Pasternak».

 

L’Autore

Boris Pasternak, nato a Mosca nel 1890 e morto a Peredelkino nel 1960, è stato uno dei protagonisti della letteratura russa del secolo scorso. Il padre, Leonid, fu pittore tra i più affermati della sua epoca; la madre, Rosa Kaufmann, fu pianista di talento, e il giovane Boris ne subì fortemente l’influenza, tanto che a lungo sognò di diventare compositore e si dedicò al piano e alla teoria della musica. Solo più tardi, con l’università e con i viaggi in Svizzera e in Italia, capì che la sua vocazione era fortemente letteraria, tanto che già nel 1914 pubblicò la sua prima raccolta poetica, “Il gemello sulle nuvole”, avvicinandosi ai poeti futuristi del gruppo «Centrifuga». Seguirono le raccolte “Oltre le barriere” (1917), “Mia sorella, la vita” (1922) e “Temi e variazioni” (1923). Nel frattempo, aveva già pubblicato il racconto “L’infanzia di Ljuvers”, dimostrando già allora il talento narrativo che raccolse in un primo libro di racconti (1925) e nello splendido e autobiografico “Il salvacondotto” (1931). Come poeta, aveva anche tentato la strada del poema epico e narrativo, in opere come “L’anno 1905”, sempre di grande impatto ed espressività, ma forse meno adatte al suo temperamento lirico, che invece riprese il sopravvento nelle raccolte “Seconda nascita” del 1932 e in quelle degli anni della guerra, “Sui treni del mattino” (1943) e “La vastità terrestre” (1945). Il lavoro per il romanzo “Il dottor Živago” si protrasse, in maniera clandestina, per lunghi anni, fino alla sua rocambolesca pubblicazione in prima edizione assoluta, presso Feltrinelli, nel novembre del 1957. L’assegnazione del Premio Nobel, nel 1958, se da un lato confermò il riconoscimento internazionale del valore della sua opera, dall’altro scatenò contro di lui la reazione del regime sovietico che lo obbligò a rinunciare al premio. Sempre del 1958, e sempre presso l’editore Feltrinelli, è la pubblicazione del volume “Autobiografia e nuovi versi”.  

Operazione finanziata dal DECRETO INTERMINISTERIALE 19 Novembre 2021 e Decreto Direttoriale MISE N. 1742 del 30/05/2022 "Fondo Imprese Creative capo II”