Sinossi
I versi del Capitano (Los versos del Capitán) di Pablo Neruda ha una storia molto particolare. Nonostante la critica scoprì presto l’identità dell’autore, la pubblicazione generò polemiche e l’opera fu accolta in modo sostanzialmente negativo o con riserve da vari critici, che la definirono “poesia privata” o ne sminuirono il valore.
Dalla prefazione di Giuseppe Bellini: «I versi del Capitano apparvero, anonimi, a Napoli nel 1952. La storia della raccolta l’abbiamo appresa dalla bocca di Neruda: queste poesie sono il documento agitato del suo amore per Matilde Urrutia, sbocciato a Capri durante la residenza del poeta nell’isola; l’anonimo sotto cui l’opera apparve si dovette al fatto che l’autore non volle ferire pubblicamente la donna alla quale allora era ancora legato… I versi del Capitano rappresentano un momento decisivo nell’evoluzione spirituale del poeta. In essi sta il migliore Neruda, il più delicato e il più irruente, il più dolce e il più appassionato, il sommo artista, sempre nuovo e sorprendente in ogni momento della sua vastissima opera».
Neruda incluse ufficialmente Los versos del Capitán nella seconda edizione delle sue Obras Completas nel 1962.
Amor mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre delle strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca






