Se Stoner di John Williams vi ha fatto “soffrire” calandovi nella vita dell’accidioso professore di Letteratura Inglese dell’Università del Missouri, preparatevi a sprofondare nell’abisso creato dai fratelli Mann, con i romanzi L’Angelo Azzurro, Il professor Unrat o la fine di un tiranno di Heinrich e Disordine e dolore precoce di Thomas.
Qui, nella vasta e complessa produzione letteraria tedesca del primo Novecento, la figura dell’insegnante supera i confini del semplice mestiere per trasformarsi in un potente archetipo culturale, uno strumento narrativo essenziale per esplorare l’animo umano e la crisi di un’intera epoca. Attraverso le figure dei professori, Thomas e Heinrich Mann hanno saputo mettere in scena il tracollo della borghesia tedesca, evidenziando come il suo ordine apparente celasse in realtà fragilità profonde, inevitabilmente destinate a esplodere.
Il Brüderkonflikt dei Mann
Questo confronto letterario si nutre, però, anche di quello che la critica definisce Brüderkonflikt, il celebre e aspro conflitto ideologico e caratteriale tra i due fratelli.
Heinrich, il primogenito, incarnava a pieno titolo la figura dell’intellettuale engagé, trovando le proprie radici culturali nella grande tradizione del realismo e del naturalismo francese di Émile Zola e Gustave Flaubert.
Profondamente influenzato dagli ideali democratici della Rivoluzione e dello spirito illuminista, era politicamente schierato a sinistra e concepiva la letteratura come un atto di militanza attiva e di responsabilità civile. Negli anni dell’Impero guglielmino – in una Germania autoritaria, militarista e in rapida corsa verso il primo conflitto mondiale –, Heinrich utilizzava la sua penna come un’arma affilata per sferzare il conformismo, denunciare il potere e smascherare l’ipocrisia della classe dominante, anticipando le pulsioni di rottura sociale di Brecht e della letteratura dell’Espressionismo tedesco.
Thomas, al contrario, si muoveva in un orizzonte impregnato dal Romanticismo germanico e dal pensiero dell’Ottocento. Nutrito in profondità dalla triade filosofica formata da Schopenhauer, Wagner e Nietzsche, Thomas si faceva paladino della Kultur tedesca (intesa come ripiegamento interiore, anima, musica e tragicità) in aperta contrapposizione alla Zivilisation (il razionalismo, la politica e la democrazia) difesa con forza dal fratello. In questa sua analisi – quasi clinica – della decadenza della borghesia e dell’insanabile dissidio tra il mondo dell’arte e le ragioni della vita quotidiana, la figura di Thomas Mann si affianca a quella dei grandi della mitteleuropa come Stefan Zweig, Arthur Schnitzler e Robert Musil, attenti quanto lui alle crepe della civiltà europea e alle recenti scoperte della psicoanalisi.
Romanzi sui professori: Unrat vs Cornelius
Questa divergenza di visioni si riflette perfettamente anche nelle ambientazioni delle loro opere.
“Professor Unrat” (noto anche come “L’angelo azzurro”) di Heinrich Mann, pubblicato nel 1905, affonda le sue radici nella Germania guglielmina pre-Prima guerra mondiale, un mondo di provincia dominato da una moralità rigida, gerarchie scolastiche inscalfibili e un ordine spiccatamente autoritario.
“Disordine e dolore precoce” (1925) ci trasporta, invece, nel cuore della Repubblica di Weimar dei primi anni Venti, nella casa di una famiglia dell’alta borghesia intellettuale di una Monaco post Prima Guerra Mondiale, travolta da una drammatica iperinflazione, dove i milioni di marchi non valgono più nulla, il cibo scarseggia e le vecchie certezze sono andate in frantumi.
I protagonisti di queste due opere incarnano due declinazioni diverse, ugualmente tragiche, della crisi dell’autorità, ovvero raccontano con lucida freddezza il momento in cui l’ordine sul quale si costruisce la propria identità non è più governabile.
L’Angelo Azzurro di Heinrich Mann: Immanuel Rath, il professore di ginnasio
Immanuel Rath, il protagonista del romanzo di Heinrich Mann, da cui è stato tratto il famoso film con Marlene Dietrich (nella copertina dell’edizione Passigli che puoi acquistare su Amazon), è un professore di ginnasio severo e tirannico, odiato dai suoi studenti a tal punto da essere ribattezzato “Unrat”, che in tedesco significa “immondizia” o “escremento”. Egli è l’incarnazione stessa dell’autoritarismo scolastico e morale dell’epoca guglielmina, ma è proprio quell’autoritarismo che gli viene portato via dando il via alla drammatica conclusione.
Al contrario, il professor Abel Cornelius, nato dalla penna di Thomas Mann, è un docente universitario di storia moderna che affronta una crisi diversa. La sua professione di storico non è un dettaglio casuale, ma rappresenta la lente attraverso cui cerca di comprendere il mondo e che determina la sua rigidità psicologica e il suo rifiuto di un presente che percepisce come incoerente e pericoloso.
Il crollo di queste due figure patriarcali e intellettuali avviene attraverso modalità diametralmente opposte, svelando le differenze stilistiche dei due autori.
In Heinrich Mann, la perdita di autorità viene innescata da un eros distruttivo e autodistruttivo, che non appartiene all’immagine che Unrat ha costruito di sé e proprio per questo capace di colpirlo nel punto più vulnerabile.
Nel tentativo ossessivo di perseguitare i suoi allievi, il professor Unrat si spinge in un locale di varietà, l’Angelo azzurro, dove si innamora perdutamente – e in modo ossessivo – della cantante di cabaret Rosa Fröhlich (Lola Lola).
Ed è allora che Unrat si trasforma da carnefice a vittima della propria cecità psicologica, abbandonando l’insegnamento e precipitando in una spaventosa parabola di degradazione morale ed esistenziale che lo porterà alla rovina pubblica, deriso da quella stessa comunità che prima lo temeva.
La narrazione di Heinrich è grottesca e a tratti crudele, facendo di questo testo uno dei romanzi psicologici più feroci mai scritti su un insegnante.
Disordine e dolore precoce di Thomas Mann: Cornelius il professore universitario
In Thomas Mann, invece, la crisi si consuma all’interno delle mura domestiche, nell’arco di una giornata, e assume i contorni di un profondo dramma intimo e intellettuale.
L’azione qui implode dentro il protagonista: Abel Cornelius non è vittima di una caduta pubblica o di uno scandalo sociale, bensì di uno sgretolamento interiore, di una svalutazione che prima di essere tema sociale, è personale. Vede il tracollo definitivo dell’autorità patriarcale, dei valori tradizionali e dell’intera civiltà borghese a cui sente di appartenere. Vede la sua impotenza.
E mentre i figli maggiori si adattano al presente con un misto di cinismo, vitalità e leggerezza, abbracciando nuove mode e aspirazioni artistiche, Cornelius è un uomo fuori tempo massimo, incuriosito da un presente che non comprende fino a fondo, e che sceglie immergersi tra le nostalgiche macerie del mondo che conosce. La scena della piccola Lorchen, la figlia minore, è uno degli espedienti più belli della narrazione di Mann che racconta, quasi in punta di piedi, quella sottrazione sottile che avvertiamo quando il mondo si sposta sotto di noi.
Pur partendo da visioni politiche e sensibilità diverse, sia Heinrich che Thomas Mann utilizzano lo spazio chiuso della scuola o della famiglia come un microcosmo perfetto per diagnosticare le patologie della società tedesca in rapida trasformazione.
Entrambi i professori, incapaci di adattarsi al mutamento, perdono la loro identità e la loro autorità. Che si tratti della deformazione professionale che diviene patologia psichica e pubblica rovina in “Professor Unrat”, o del distacco angosciato ed esistenziale in “Disordine e dolore precoce”, i due fratelli ci consegnano il ritratto definitivo di una generazione che scivola dentro le crepe della modernità.