Sinossi
In La spada di fuoco – apparso nel 1970, e dunque nello stesso anno di Le pietre del cielo – Neruda racconta la favola dell’ultimo essere umano sulla terra, la sua seconda nascita attraverso l’amore, e insieme la nuova alba dell’umanità.
Se spesso le poesie di Neruda tendono a costituirsi in un tutto poematico, a volte persino oltre le divisioni da raccolta a raccolta, La spada di fuoco è poema vero e proprio, in cui la predestinata vicenda dei due protagonisti, Phodo e Rosía, si compie nonostante l’ira vendicativa della divinità della terra, il vulcano, nemico della razza umana.
È ancora una volta l’amore a costituire la realizzazione più piena dell’uomo e della donna, il trionfo della vita – come scrive Giuseppe Bellini – «non più intensa biblicamente come sofferenza e castigo, ma proiettata verso una felicità che si fonda anche sul lavoro, per Neruda parte fondamentale della ‘divinità’ dell’uomo». Una splendida ‘sonata negra’, un affascinante canto amaro e, insieme, amoroso della distruzione e della rinascita dell’uomo.
«Nella cordigliera necessaria, è certo,
sotto il vulcano dalle sette lingue, là
dove da ogni parte la voce vertiginosa
dell’acqua, figlia nivea, è discesa,
nulla può nascere, se non i giorni nel bosco,
tremanti di freddo e di rugiada…»







